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A partire dalle prime ore dell’alba, un centinaio di carabinieri del Comando Provinciale di Bologna stanno eseguendo un’operazione di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna a carico di cinque indagati ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di prostituzione minorile, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, pornografia minorile (realizzazione e divulgazione di filmati con minori) e tentata truffa aggravata, in relazione all’indagine risalente a settembre scorso sui fatti di ‘Villa Inferno’.

L’inchiesta ha portato alla luce un giro di festini a base di sesso e droga con alcune giovani coinvolte, tra le quali anche una 17enne. All’epoca furono sette le misure cautelari. L’indagine era partita nel mese di febbraio 2020, quando una donna aveva denunciato alla stazione dei carabinieri di Bologna diversi allontanamenti e l’assunzione di sostanze stupefacenti da parte della figlia 17enne. Sulla scorta dei primi accertamenti condotti dai carabinieri della Stazione Bologna, il Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro ha avviato una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna (sostituto procuratore Stefano Dambruoso).

L’indagine, sviluppata attraverso attività tecniche d’intercettazione e servizi dinamici, ha consentito di accertare la responsabilità degli uomini coinvolti riguardo l’induzione alla prostituzione della minorenne, spinta a compiere atti sessuali con loro stessi e con terze persone, in cambio di denaro e stupefacenti, in particolare cocaina. Gli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari hanno portato all’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del Gip del Tribunale di Bologna, Letizio Magliaro, consistenti in una custodia in carcere, 2 arresti domiciliari e 4 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria, per prostituzione minorile e produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

L’operazione è stata chiamata ‘Villa Inferno’, dal nome con cui gli indagati si riferivano alla villa di Pianoro (Bologna) all’interno della quale erano spesso organizzati gli incontri a sfondo sessuale con la minorenne e altre ragazze, con il contestuale consumo di sostanze stupefacenti.



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