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Un Piano vaccinale rigido, poco lungimirante e al momento privo di una strategia alternativa. Il cronoprogramma elaborato a dicembre contava su un numero di dosi che non c’è e l’obiettivo di vaccinare il 50 per cento della popolazione prima dell’autunno appare un miraggio.

Sì, è vero, le dosi sono in ritardo e il rischio in Italia è che ancora una volta ogni regione decida come procedere sulla base delle fiale a disposizione e si finisca in ordine sparso perché anche la revisione del Piano è in stallo. Mancano le indicazioni da parte del ministero della Salute sulle classi di priorità come i malati oncologici e cronici. E non hanno visto la luce neppure gli accordi con i medici di famiglia e le farmacie. Ancora da individuare anche tutti gli altri punti vaccinali visto che per le primule i tempi sono lunghi.

E ieri è anche saltata la prevista riunione tra i presidenti di regione, il governo e il commissario straordinario, Domenico Arcuri, slittata forse ad oggi. Certamente la crisi di governo non aiuta. Manca una strategia condivisa: le regioni puntano ad obiettivi diversi guardando alle proprie realtà: c’è chi vuole la distribuzione dei vaccini in base alla percentuale di popolazione generale e chi invece chiede di farlo in base al target età.

Basta vedere quello che sta accadendo con le prenotazioni per la profilassi destinata agli over 80 che ha subito una brusco stop a causa del taglio delle forniture e dell’indicazione dell’Aifa per Astrazeneca utilizzabile, per il momento, solo per gli under 55. Dunque per ora l’indicazione è che le dosi a disposizione di Pfizer e Moderna siano destinate da un lato a coprire il richiamo per operatori sanitari e ospiti delle Rsa e poi agli over 80.

Ma come si procede? Al momento soltanto Bolzano è partita con la seconda fase del piano vaccinale con la somministrazione agli over 80. In altre 4 Regioni (Abruzzo, Campania, Lazio, Trento) sono aperte le prenotazioni ma pesano poi molti dubbi sull’effettiva partenza della seconda fase. In Lombardia ad esempio potrebbe slittare addirittura a fine marzo. Qui a coordinare la campagna vaccinale è stato chiamato l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

Nel Lazio il portale per le prenotazioni è andato in tilt per tutta la giornata a causa dell’elevato numero di accessi. La vaccinazione dovrebbe partire presto, l’8 febbraio. L’assessore alla Sanità della regione, Alessio D’Amato, chiede che le regioni siano «l’aggiornamento del Piano strategico nazionale», soprattutto alla luce delle indicazioni su Astrazeneca. L’ipotesi di anticipare le vaccinazioni per i docenti e le forze dell’ordine è sul tavolo ma per ora non c’è una decisione.

Per D’Amato dovrebbe essere il Parlamento a intervenire. «La raccomandazione di Aifa e i ritardi nelle consegne dei vaccini rischiano di creare una situazione di rallentamento proprio nelle fasce di popolazione più a rischio», osserva D’Amato. E infatti è così: la fascia di età tra i 60 ed i 79 anni è la più esposta anche perché in molti casi ancora attiva e al momento totalmente scoperta.

Arcuri difende il suo operato e sottolinea i 2.003.543 di dosi somministrate agli italiani. Ricorda che la scorsa settimana sono state effettuati in media 78mila vaccini al giorno nei 293 centri vaccinali e che l’Italia ha il maggior numero di vaccinati, ovvero persone che hanno ricevuto già il richiamo: 659.565 contro i 532mila della Germania e i 251mila della Spagna.

Rassicurazioni anche dalla negoziatrice per i vaccini della Ue, Sandra Gallina. Si raggiungerà «il target del 70% di vaccinazioni entro l’estate», afferma: In arrivo nel secondo trimestre «300 milioni di dosi» che aggiunte ai 100 milioni del primo» permetteranno di immunizzare circa 200 milioni di persone alla fine del secondo trimestre.


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