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Non siamo ancora vicini all’inizio della primavera che già Andrea Crisanti parte coi moniti e le previsioni catastrofiche per la prossima estate. Come se all’ordine dovessero essere richiamati gli italiani, già abbastanza bastonati dagli effetti delle restrizioni imposte dall’alto, e non piuttosto chi si occupa di decidere cosa si può fare e cosa no tramite Dpcm sparati a caso tra una diretta e l’altra ad orari spesso improponibili.

Il tanto criticato “via libera” che viene spesso e volentieri citato come causa principale della recrudescenza autunnale del Coronavirus non era arrivato infatti per delle scelte effettuate in modo arbitrario dagli italiani, che vengono, nonostante ciò, invitati ad essere più moderati. “La prossima estate dovremo essere più cauti rispetto allo scorso anno”, dichiara infatti il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova durante un’intervista concessa a “Un giorno da pecora”, come riportato da “Il Giorno”.

Neppure la suddivisione cromatica delle regioni italiane pare convincere del tutto Crisanti, secondo il quale tale metodo non è in grado di portare i benefici sperati. Dopotutto a parlare è uno dei più ferventi sostenitori del lockdown, richiamato in più di un’occasione lo scorso mese di gennaio. “Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione”, aveva dichiarato ad AdnKronos lo scorso 10 gennaio. E ancora, analizzando la cosiddetta “variante brasiliana”: “Se si incominciano a vedere più casi e si dovesse vedere che la variante brasiliana è effettivamente resistente al vaccino allora rimane solo un’opzione, ripeto: bloccare tutto per impedire che si diffonda. Significa lockdown duro, non con le zone rosse” (25 gennaio).

“La suddivisione in zone ci lascerà in questa situazione intermedia, con questo numero di casi abbastanza elevati accompagnati da una mortalità non indifferente”, ha proseguito il docente di Microbiologia.“Ci dovremo abituare a vedere circa 300 morti al giorno numeri un po’ più bassi che vedremo tra un paio di settimane. Andremo avanti con le zone fino a che non ci sarà l’impatto del vaccino, quindi verso settembre-ottobre”.

E l’estate in mezzo? Stavolta anche nella bella stagione solo sacrifici. “Con le zone rosse o arancioni il problema nemmeno si pone”, con buona pace degli operatori del settore balneare

Visto che comunque le ripercussioni economiche delle scelte effettuate la scorsa primavera sono evidenti e purtroppo forse non ancora emerse del tutto, è impossibile non associare le misure restrittive a tali conseguenze (si veda anche, per essere più vicini alla situazione attuale, ciò che sta accadendo ora per gli impianti sciistici). Intervenuto a SkyTg24, Crisanti non ha comunque dubbi. “Dipende dal risultato che si vuole raggiungere, e dal prezzo che si vuole pagare. Se si vuole raggiungere il risultato di mantenere le attività economiche in piedi e allo stesso tempo accettare un certo livello di trasmissione e magari il prezzo di 500 morti al giorno, la cosa sta funzionando”. Le misure restrittive del Giuseppi II non piacciono proprio al docente di microbiologia, che le reputa inadeguate.“I contagi non calano perché non ci sono misure sufficienti per farli calare, nel senso che abbiamo raggiunto un equilibrio tra la capacità del virus di trasmettersi e quella nostra di bloccarlo e quindi rimaniamo su questi livelli. È come se si riempisse una vasca con un rubinetto e l’acqua uscisse dall’altra parte alla stessa velocità. Siamo in equilibrio”.


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