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Sono tornata in una delle mie case distribuite per il mondo. Sono tornata a tifare (non) la mia Juve, dal vivo. E sono rimasta scioccata: no, non per la partita e per l’evidente crisi che sta attraversando la società bianconera (come se le plusvalenze rappresentassero una tecnica tipica solo della dirigenza juventina), ma andiamo avanti perché il problema è proprio quella dirigenza.

Poco prima del mio ingresso allo stadio (che rimane il più bello d’Europa e mi emoziona ogni volta e vanno dette anche le cose belle), durante uno degli innumerevoli e più che dovuti controlli del famosissimo Green Pass, vengo preceduta da una signora, mediamente giovane, ma soprattutto madre di due piccoli tifosi juventini. La signora presentava un Green pass da tampone, veniva invitata a fare un’altra fila e manifestava la palese intenzione di non vaccinarsi per nessuna ragione al mondo. Sono rimasta scioccata. I No vax non meriterebbero alcuno spazio in tv e nelle piazze semplicemente perché l’utilizzo che fanno della loro libertà di pensiero perde di credibilità nel momento in cui non hanno alcuna capacità di argomentare la propria contrarietà al vaccino. Come la signora dello stadio, sabato.

I No vax mi fanno paura. L’ignoranza mi fa paura. Non ho intenzione alcuna di puntellare tutte le lettere dell’alfabeto greco per associarle a nuove varianti. E, dunque, nel bel mezzo di una continua guerra silenziosa contro il Covid, il virus del momento, leggete, informatevi e – come diceva qualcuno più saggio – non per fare i letterati o i poeti, ma perché nessuno sia più schiavo. Dell’ignoranza, aggiungerei. Il cancro della società, non del momento, ma di sempre. Da combattere, fino alla fine.



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