Seleziona una pagina
Condividi

Uccise l‘anziana colpendola ripetutamente alla testa con un barattolo di marmellata. Ma per l’avvocato di Dobrev Damian Borisov, il 22enne bulgaro autore della aggressione fatale, sarebbe affetto da un “disturbo borderline” tale da spiegare la furia omicida. Al fine di dare seguito a questa ipotesi, il legale del giovane, Angelo Morreale, ha richiesto la disposizione di una nuova perizia psichiatrica per il suo assistito. Se l’esito dell’indagine dovesse confermare la possibilità di un disagio comportamentale radicato, a Borisov potrebbero essere concesse le attenuanti generiche del caso con conseguente riduzione della pena.

L’omicidio

I fatti risalgono al 5 gennaio 2020. Dobrev Damian Borisov, 22 anni di origini bulgare, aggreddì l’anziana Carla Quattri Bossi, in una cascina alla periferia sud Milano. La 90enne fu colpita ripetutamente al capo con un barattolo di marmellata in casa finendo riversa in una pozza di sangue sul pavimento. Subito dopo averla uccisa, Borisov trafugò dall’appartamento un vasetto contente circa 200 euro, somma che la vittima gli aveva precedemente negato. Dopodiché, si rifugiò in una nota discoteca del capoluogo lombardo dove spese in alcolici il bottino sottratto all’anziana donna. La fuga non durò molto: nelle 24 ore successive, il giovane fu intercettato dagli agenti della squadra mobile di Milano guidata dal comandante Marco Calì presso la sua abitazione di via Pescara 37 e condotto in carcere.

La difesa: “Borisov ha patologia psichica”

Stando alla ricostruzione del pool difensivo, il ragazzo sarebbe affetto da una patologia psichica invalidante al punto tale da motivare l’azione omicida. Lo psichiatra Raniero Rossetti, consulente della difesa, è certo che Borisov abbia un vizio semi-parziale di mente. “Ritengo Dobrev portatore di una patologia psichiatrica“, ha spiegato il perito nel corso della deposizione resa davanti alla prima Corte d’Assise di Milano.
Secondo l’esperto, la condotta del 22enne nel contesto del delitto è “compatibile con un disturbo borderline, che comporta una cattiva gestione degli impulsi e stati dissociativi“. Esclusa l’ipotesi – emersa dal consulente dall’accusa – che si tratti di un “disturbo post traumatico da stress“: questo caso è documentato “per le vittime e non per i carnefici”. Lo specialista ritiene altresì che da parte dei servizi sociali “è mancato nella vita del ventenne un lavoro di sostegno di rete proprio nel momento più critico” cioè quando stava per finire il suo periodo di affidamento alla famiglia Bossi. Il termine della borsa lavoro che stava svolgendo nella cascina, nell’ottica difensiva, è l’elemento che avrebbe causato uno stato di tensione e rabbia nel ragazzo, culminato poi con l’omicidio efferato. A confermarlo anche il consulente Rossetti: “Eventi come questo possono avere conseguenze sul disturbo bipolare. Il ragazzo avvertiva di non riuscire a fare un lavoro e una vita normali, secondo lui cercava di normalizzarsi, senza riuscirci“. E anche il fatto che dopo l’omicidio sia andato in una discoteca del centro di Milano, risponderebbe a questo bisogno. Tra gli elementi emersi anche il passato in Bulgaria del giovane, con episodi di violenza da parte del padre naturale: “Dobrev temeva di diventare violento come il padre, che – raccontava – una volta lo aveva appeso nudo ad un albero“.
Se la perizia sarà accolta dai giudici, al bulgaro potrebbero essere concesse le attenuanti del caso con conseguente riduzione della pena.


Fonte originale: Leggi ora la fonte


Condividi