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I commercianti tirano un sospiro di sollievo ora che la zona gialla lascia intravedere in gran parte delle regioni italiane qualche spiraglio per una ripartenza di vendite e consumi, ma il monito degli esperti resta lo stesso: non è tempo di abbassare la guardia. L’ampliamento della zona gialla nel nostro Paese «non deve farci dimenticare che siamo in una situazione di assoluta precarietà per quanto riguarda la pandemia, siamo sospesi», spiega l’infettivologo Massimo Galli, dell’ospedale Sacco-università degli Studi di Milano. E se vogliamo evitare problemi «il cambio di colore non può e non deve essere tana libera tutti. Stiamo andando meglio, ma non tanto meglio da accantonare la prudenza: serve essere molto cauti».

I numeri di ieri sull’andamento della pandemia in Italia lo confermano. Le cose migliorano ma molto lentamente e qualsiasi passo falso rischia di compromettere i piccoli traguardi raggiunti fin qui. I nuovi casi di coronavirus nel nostro Paese sono 12.715 (+0,5% sul totale contagiati), a fronte di 29.260 tamponi in più rispetto al giorno precedente e per un totale di 298.010 contro i 268.750 di venerdì che fanno della giornata di ieri quella che segna il record di screening. Tra test sierologici e molecolari si è infatti raggiunto il numero più alto di tamponi mai effettuati (il precedente record risale a quattro giorni fa, quando il 27 gennaio si è arrivati a quota 293.770 test).

Il tasso di positività scende al 4,3% (venerdì era al 5%, vuol dire che su 100 tamponi eseguiti oltre 4 ieri sono risultati positivi). E calano anche i decessi, pur restando ancora in numero importante: sono 421, +0,5% (ieri erano +477), per un totale di 88.279 vittime dall’inizio della pandemia nel febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono 1.990.152 in tutto: 16.764 quelle uscite dall’incubo Covid nella sola giornata di ieri, +0,8% (ieri erano +19.879). Gli attuali positivi i soggetti che adesso hanno il virus risultano essere in tutto 463.352 (sotto la soglia di 500 mila dal 23 gennaio), pari a -4.472 rispetto a ieri, -1% (ieri erano -6.793).

«Siamo in equilibro precario – spiega ancora il professore Galli – ma il problema non è risolto. E se facciamo ciò che abbiamo fatto prima di Natale, siamo di nuovo punto e daccapo. Questo oltre tutto in un contesto internazionale assolutamente preoccupante e nell’emergere di una serie di nuove varianti la cui affermazione potrebbe causare scenari difficili da controllare. Il trend di sicuro contenimento, di mitigazione garantita, di una situazione che ci faccia dire possiamo riprendere a fare tutto, non ce l’abbiamo ancora», ha concluso Galli.

Gli fa eco l’immunologa dell’Università di Padova Antonell Viola: «È giusto ripartire ma con cautela. Abbiamo ancora 3-4 mesi difficili davanti a noi e non dobbiamo abbassare la guardia. Quindi bisogna fare appello al senso di responsabilità di tutti noi. Se faremo attenzione, non dovremo più chiudere tutto».


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