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Sembra stringersi ancora di più il cerchio attorno all’ormai ex commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri. Sono tre le ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica, ed eseguite ieri dalla Guardia di Finanza della Capitale che ha dato applicazione agli arresti domiciliari nei confronti di Andelko Aleksic, Vittorio Farina, imprenditore noto nel settore dell’editoria, e Domenico Romeo, ora indagati per frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata in relazione alla fornitura di 5 milioni di mascherine e 430mila camici destinati alla Protezione civile del Lazio, non conformi alla normativa. Il sequestro preventivo disposto è di circa 22 milioni di euro a carico dei tre arrestati e della società milanese European Networking Tlc srl, nei cui confronti è stata emessa la misura interdittiva di divieto a contrarre con la Pubblica amministrazione. A fronte «dei contratti sottoscritti, che prevedevano la consegna di dispositivi di protezione individuale marcati e certificati Ce – si legge nelle carte -, rientranti nella categoria merceologica di prodotti ad uso medicale, l’impresa facente capo ad Aleksic, ha dapprima fornito documenti rilasciati da enti non rientranti tra gli organismi deputati per rilasciare la specifica attestazione e, successivamente, ha prodotto falsi certificati di conformità forniti da Romeo anche tramite una società inglese a lui riconducibile». E, come nell’inchiesta che vede indagato Mario Benotti, anche in questa gli imprenditori citano a più riprese il nome dell’ex commissario Arcuri.

«Abbiamo parlato con Arcuri», si legge nelle intercettazioni. Lui si dice estraneo alla vicenda e con una nota di Invitalia specifica di essere «ancora una volta oggetto di traffico di influenze illecite», specificando «né la società European Network Tlc né le persone coinvolte nelle indagini, hanno ricevuto alcuna promessa, alcun affidamento o alcun incarico dall’ex commissario o dalla Struttura commissariale». Eppure, Farina, scrive il Gip, «il 5 ottobre, nell’interloquire con l’Aleksic, mostra la sua soddisfazione nell’aver ottenuto la promessa, verosimilmente dal commissario Arcuri, di inserire la Ent Tlc quale fornitore sussidiario rispetto a Luxottica e Fca Spa per la fornitura di un ingente quantitativo di mascherine da destinare alle scuole». Nel parlare con un altro soggetto, Farina si lascia andare a dichiarazioni dubbie. L’interlocutore gli dice: «Tu che sei un grande amico di Arcuri, lanciati nel business delle scrivanie. Hai sentito questa storia delle scrivanie?». Probabilmente si riferiscono ai banchi a rotelle. Farina risponde: «Sì, ma come faccio, troppo». E l’altro: «Tre milioni di scrivanie a prezzo medio 50 euro…». E Farina: «È un macello quello che sta succedendo, ti rendi conto? Trenta milioni di mascherine al giorno. Per le scuole, tra studenti, corpo insegnanti, autisti di scorta». E l’altro: «Non riesce ad inserirti in questo business qua Arcuri?». Il 3 settembre Farina avrebbe incontrato il commissario. Parlando con Aleksic gli riferisce: «Domenico mi ha promesso che se gli arriva la lettera autorizza quell’acquisto. Oggi la deve fare e oggi pomeriggio ci deve fare l’ordine. C’ho anche un 70 di possibilità che ti faccio pure il Lazio. Sto sopra ste cose, sto facendo un buon lavoro». Chiama quindi Marco Ottino, della Federfarma, dicendo di avere una promessa «dal commissario straordinario, che se va in rottura di stock con i due fornitori principali che sono Fiat e Luxottica le prende da me». In un’altra intercettazione Farina dice ad Aleksic: «Tu lasciami lavorare, ti faccio diventare molto, molto benestante. Forse potresti anche essere considerato ricco».


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