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Gli amanti della montagna, e non solo, puntano da un pezzo il 15 febbraio. Quel giorno, secondo l’ultimo Dpcm, dovrebbero riaprire gli impianti sciistici e scadere il divieto di spostamento tra regioni, anche tra quelle gialle. Ma non è detto che ciò accada, dipende naturalmente dall’andamento dei contagi in queste ultime due settimane.

Saranno giorni cruciali, i prossimi, in un’Italia ormai senza zone rosse, dove però nel weekend si sono registrati ovunque atteggiamenti da «liberi tutti» che preoccupano gli esperti e che potrebbero compromettere gli allentamenti delle misure in programma. Soltanto se la curva epidemiologica lo consentirà cadrà qualche divieto, così come già previsto dal decreto del 14 gennaio. Con lo sci e gli spostamenti regionali ripartirebbero lo sport e i concorsi pubblici (con 30 candidati). Ma occhio all’indice Rt, però, perché se non continua a rimane sotto l’1 è lecito aspettarsi un’ordinanza del ministero della Salute che prolunghi lo stop allo sci e ai viaggi oltre i confini regionali. Mentre per tutto il resto si andrà avanti con il sistema delle fasce colorate fino al 5 marzo, quando scadrà il Dpcm in vigore.

In settimana il comitato tecnico scientifico si dovrebbe pronunciare sul protocollo per lo sci inviato dalle Regioni con le linee guida per far ripartire la stagione sciistica in sicurezza, evitando gli assembramenti agli impianti e prevedendo l’utilizzo di cabinovie, funivie e seggiovie senza rischi di contagio. Gli ingressi saranno contingentati ed è prevista anche una programmazione settimanale degli skipass che potranno essere venduti per poter prevedere il numero di sciatori che ogni giorno frequenteranno le piste. È probabile che gli esperti daranno il via libera alle sole Regioni in fascia gialla, non a quelle in arancione, come vorrebbero i governatori a fronte di misure più stringenti. Anche le pause tra una discesa e l’altra non saranno più quelle di una volta. Addio alle baite affollate per riscaldarsi e riposarsi con una cioccolata calda tra le mani: i rifugi dovranno seguire regole rigidissime, come quelle di bar e ristoranti. I gestori degli alberghi di montagna, finora rimasti desolatamente vuoti anche per il blocco degli spostamenti tra regioni, aspettano con apprensione il parere del Cts con la speranza di riuscire a salvare almeno la seconda parte della stagione. È probabile, però, che potranno servire la cena soltanto agli ospiti dell’hotel, non ai clienti esterni. Le piste sono pronte, di neve ce n’è in abbondanza, manca il via libera del governo, che dovrà pronunciarsi entro il 15 febbraio, in tempo utile per consentire agli addetti ai lavori di farsi trovare pronti. Fino a quella data rimane vietato muoversi da una regione all’altra, anche se gialle, a meno che non ci si debba spostare nelle seconde case con il solo nucleo familiare.

Sci a parte, si attendono novità anche per gli altri sport. Il ministro Vincenzo Spadafora continua a confrontarsi con il Cts alla ricerca di un qualche spiraglio per far ripartire palestre e piscine. Anche il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, spinge in questa direzione: «Dobbiamo ripensare le misure previste nel Dpcm per vedere, dove non ci sono situazioni di pericolo, di dare un po’ di fiato alle attività. Si è iniziato con i musei ma penso anche, ad esempio, alle lezioni sportive individuali. Capisco che non risolviamo il problema delle palestre, ma almeno sarebbe una boccata d’ossigeno».


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