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Cattive notizie sul fronte Covid-19: come se non bastassero i ritardi legati ai vaccini, adesso si aggiunge pure un’altra (potenziale) mazzata. La variante sudafricana sarebbe in grado di sfuggire alla neutralizzazione degli anticorpi mettendo a rischio sia il plasma donato da chi ha avuto il virus che la terapia con gli anticorpi monoclonali. Di conseguenza, resta da capire l’efficacia dei vaccini.

Qual è la situazione

L’allarme è di alcuni ricercatori dell’Università della California che hanno pubblicato il loro studio su Biorxiv in attesa di essere sottoposto alla revisione definitiva. È emerso che la variante sudafricana denominata 501Y.V2 che include nove cambiamenti nella proteina spike, conferisce la “fuga di neutralizzazione da più classi di anticorpi monoclonali contro Sars-CoV-2. Inoltre, osserviamo un aumento significativo della resistenza alla neutralizzazione di 501Y.V2 al plasma da individui precedentemente infettati con Sars-Cov-2, con implicazioni sia per i tassi di reinfezione che per l’efficacia del vaccino“, scrivono gli studiosi. Il team ha dimostrato che le mutazioni spike nel lignaggio 501Y.V2, in pratica, hanno neutralizzato ben tre classi di anticorpi monoclonali contro il virus e sono riuscite a sfuggire anche dagli anticorpi neutralizzanti nel plasma degli individui che si erano ripresi da COVID-19. Questi risultati sono il frutto di esperimenti di laboratorio con campioni di sangue di gruppi di pazienti, non sono osservazioni della diffusione del virus nel mondo reale.

“Efficacia ridotta, non annullata”

“Attenzione, sfugge non vuol dire che lo annulla. Significa che è meno efficace, è ridotta l’efficacia degli anticorpi neutralizzanti del plasma della persona che ha avuto il Covid ed ha gli anticorpi. La variante, in generale, può diminuire la forza degli anticorpi neutralizzanti”, dice in esclusiva al Giornale.it il Prof. Massimo Ciccozzi, Responsabile di Epidemiologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Alti livelli di resistenza al plasma significa che una persona che avuto Covid si può reinfettare con la variante sudafricana e, contemporanemente, ha un plasma meno efficace”, sottolinea Ciccozzi. Se, però, la cura con il plasma iperimmune è una strada ancora poco percorsa per numerose problematiche, così non è per gli anticorpi monoclonali di cui si parla sempre di più.

Problemi con i monoclonali. La variante sudafricana potrebbe compromettere anche questo tipo di cura. “La stragrande maggioranza degli anticorpi monoclonali già sul percorso per ottenere la licenza ha come bersaglio i residui K417 o E484 e sarà quindi inefficace contro 501Y.V2 – scrivono i ricercatori – Tra questi anticorpi, alcuni hanno già ottenuto l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti (Regeneron Pharmaceuticals e Eli Lilly and Company). Inoltre, è stata suggerita per lo sviluppo clinico una nuova generazione di potenti anticorpi neutralizzanti che prendono di mira il supersite del ciclo NTD N5, ma è probabile che sia inutile contro 501Y.V2“. La cosa ottima, però, è che i monoclonali possono essere “scelti” riproducendo ad hoc quelli che neutralizzano il virus (ce ne siamo occupati poco tempo fa in questo Focus) perché si tratta di farmaci prodotti in laboratorio con speciali procedimenti, simili agli anticorpi naturali da noi prodotti, appositamente “disegnati” per riconoscere e neutralizzare il Coronavirus. “Secondo lo studio, alcuni anticorpi monoclonali non funzionerebbero ma non tutti – ci dice Ciccozzi – Con le prove di laboratorio su cellule si vedono quali sono gli anticorpi che sfuggono al ceppo che ha quella variante”. In questo momento, è inutile farsi prendere da ansie ad ogni studio che esce: il virus muta come fanno tutti, non è una novità. “Un’opinione? È presto per fare un bilancio perché lo studio è sottoposto a revisione, aspettiamo un attimo. Non sono pessimista, potevamo aspettarcelo”, ci dice il Prof., che rimarca come “una ridotta efficacia” degli anticorpi contro la variante sudafricana “non vuol dire che l’efficacia venga annullata, è diminuita e sono necessari più anticorpi per poterla annullare”.

Il problema delle varianti. Rispetto a quella inglese, sudafricana e brasiliana sono sorelle perché hanno una mutazione in più che le rende maggiormente contagiose e neutralizza gli anticorpi nel sangue dei guariti. “Variante sudafricana e brasiliana sono uguali, hanno le due stesse mutazioni importanti: oltre alla N501Y dell’inglese c’è anche la E484K, quella che fa sfuggire gli anticorpi e che sembra possa far diminuire l’efficacia dei monoclonali – afferma Ciccozzi – Mi preoccupo se le tre varianti iniziassero a circolare frequentemente nei vari Paesi perché potrebbero ricombinarsi tra loro e dar luogo a varianti ancora peggiori. Bisogna farle circolare il meno possibile portando la mascherina, mantenendo le distanze e con la vaccinazione. C’è da monitorare e preoccuparci un po’”.

“Sequenziare subito il virus”

Sulla stessa lunghezza d’onda di Ciccozzi c’è anche il Prof. Mario Umberto Mondelli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Pavia e Direttore dell’Unità Complessa di Malattie Infettive e Immunologia del Policlinico San Matteo, sempre a Pavia, che abbiamo sentito in esclusiva per il nostro giornale. “Negli Stati Uniti sono stati prodotti anticorpi monoclonali contro il virus originario molto specifici che consentono di neutralizzarlo ma la brutta notizia è che sia gli anticorpi monoclonali che quelli dei pazienti che ha contratto l’infezione non sono in grado di neutralizzare questa variante, ed è preoccupante”, ci dice l’immunologo, che invita a sequenziare il virus anche in Italia come avviene in Inghilterra per essere preparati e bloccare subito le eventuali varianti. “L’emergere di queste varianti ci deve spingere ad essere estremamente aggressivi ad isolarle: bisogna che tutti i laboratori qualificati in giro per l’Italia si dedichino come è stato fatto da un virologo di Chieti che ha identificato dei cluster di infezione. L’unica cosa che si può fare è un’informazione epidemiologica dove si identificano cluster che si diffondono rapidamente e i virologi che li sequenziano così da evitare una variante si diffonda in modo capillare nel nostro Paese”, afferma Mondelli. Tra l’altro, la variante inglese è sotto osservazione speciale “perché ci sono delle indicazioni non ancora confermate che potrebbe essere correlata ad una malattia più grave rispetto all’originaria. Quindi, oltre ad essere più infettiva, sembra che provochi una malattia più severa”, aggiunge l’immunologo.

Ed i vaccini?

Questi dati hanno anche implicazioni per l’efficacia dei vaccini anti-Covid che si basano principalmente sulle risposte immunitarie alla proteina spike. Gli anticorpi neutralizzanti sono stati ripetutamente dimostrati come il principale correlato di protezione per la maggior parte dei vaccini, compresi quelli progettati per prevenire l’infezione da patogeni respiratori. Ma gli esperti che hanno esaminato i documenti hanno convenuto che i risultati hanno sollevato due possibilità inquietanti: le persone che si sono infettate lievemente potrebbero essere vulnerabili all’infezione con una nuova variante e, cosa più preoccupante, i vaccini potrebbero essere meno efficaci del previsto.

Ancora non abbiamo dati sufficienti per dire che le varianti annullino l’efficacia vaccinale. Per annullarla ci vogliono tante mutazioni nella proteina spike, non poche, perché la proteina è fatta da tanti punti. Gli anticorpi, quando si formano, vanno a prendere tutti questi punti. Se abbiamo poche mutazioni non si va ad inficiare l’attività del vaccino ma è anche vero che non dobbiamo far girare queste varianti, più si diffondono più ci sono persone che possono infettarsi e più aumenta la possibilità che ci siano altre mutazioni. A quel punto dovremmo preoccuparci”, ci ha detto Ciccozzi.

“Sui vaccini non c’è ancora nessuna informazione ma hanno un’efficacia molto elevata nello stimolare immediatamente una risposta anticorpale e di cellule T che è l’altro braccio dell’immunità – afferma Mondelli – I linfociti B fabbricano gli anticorpi ed i linfociti T registrano direttamente contro le cellule infette, danno un’immunità diversa ma controllano il virus. I vaccini ad Rna messaggero di Pfizer e Moderna stimolano anche i linfociti T, è probabile che questa parte sia conservata. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: il fatto che gli anticorpi non funzionino su questa variante non ci dice che il vaccino sia necessariamente inefficace. Però è preoccupante”, conclude.

Insomma, attenzione e preoccupazione: speravamo che il nuovo anno ci portasse subito vaccini ed immunizzazione ma le cose non stanno andando proprio così. È dura ma servirà stringere i denti ancora per un bel po’.


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