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Il designer del momento, Jonathan Anderson è anche Direttore creativo di Loewe. Crede nella cromoterapia per combattere il pessimismo. Il giapponese Satoshi Kondo trova ispirazione nella natura mentre il duo creativo Lisi Herrebrugh e Rushemy Botter da Nina Ricci si abbandonano alla malinconia facendo sfilare le modelle in una sala vuota.

La cromoterapia di Loewe
Edizione straordinaria. «Lo show di Loewe è stato cancellato». Si legge a carattere cubitali su un quotidiano di carta. Giocando sulla certezza di non poter presentare la sfilata con il pubblico, Jonathan Anderson ha ideato un pacchetto perfetto. Un video che produce un lookbook, una conferenza stampa che spiega la collezione e il romanzo The Affair di Daniele Steele in regalo. Il tutto per raccontare il prossimo autunno-inverno dello storico marchio spagnolo passato al gruppo LVMH nel 1996.

Le modelle camminano tra i pacchi di giornali. Il creativo descrive con precisione gli abiti. In lui non ci sono pretese intellettuali, tipiche di questi tempi in cui gli stilisti credono di essere filosofi. Lui parla con conoscenza sartoriale e senza fronzoli. Spiega le silhouette allungate, il cappotto zabaione da portare con la nonchalance di un vestito e una serie di modelli realizzati a blocchi di colore.

Loewe: moda e cromoterapia

Loewe: moda e cromoterapia

Ci sono gli stivaletti a punta con la fibbia Luigi XV. Un tipo di calzatura che ha sempre affascinato Jonathan Anderson. A sorpresa introduce anche i mocassini da uomo. Interessante il lavoro sulle borse. La storica Amazona, una icona degli anni Settanta che cambiò le abitudini delle spagnole. Fu il primo modello ad essere indossato tutto il giorno e non borghesemente, secondo le occasioni. Rettangolare e capiente. Fu un simbolo di emancipazione femminile durante gli ultimi anni del Franchismo. Altri modelli proposti sono la Goya e la Flamenco, tutti realizzati con tecniche artigianali sopraffini.

Vestito rosa antico e arancio plissé di Issey Miyake

Vestito rosa antico e arancio plissé di Issey Miyake

Natura e moda alla giapponese
Una villa in un paesaggio di campagna. Dice lo stilista giapponese Satoshi Kondo che disegna Issey Miyake: «Esplorando la natura e le sue mille forme, con le nostre mani creiamo e acquisiamo nuove competenze, alla ricerca della forza e della bellezza Universale che troviamo in un pezzo rettangolare di tessuto». E che tessuto! La collezione è una sinfonia di ricerca tecnica. Alcuni capi sono in filo di cotone e poliestere, altri hanno un doppio filo per ottenere il plissé da una parte e il liscio dall’altra. Una serie di tuniche sono stampate dagli artigiani di Kyoto mentre i trench sono declinati sui toni del curry. Alcuni si trasformano in tuta da operaio.

Giacca rosa e collants grafici pied de poule di Nina Ricci

Giacca rosa e collants grafici pied de poule di Nina Ricci

La solitudine di Nina Ricci
Magone. Le modelle presentano la collezione autunno-inverno di Nina Ricci in una sala vuota. Le sedie blu Klein, sono disposte a semicerchio. Non c’è nessuno. Nina Ricci, parafrasando il noto profumo fiuta: L’Air du Temps. Il flacone si nota anche come ciondolo addosso alle ragazze. La linea è disegnata da un duo creativo: Lisi Herrebrugh e Rushemy Botter. Spiega la prima: «Organizzare una sfilata con il pubblico è un’altra cosa. La gente osserva il movimento dell’abito e i materiali, coglie l’atmosfera…. L’unica nota positiva di questo periodo è l’aver avuto il tempo di creare, ci siamo risparmiati tante riunioni inutili». In collezione cappotti sartoriali, pantaloni dritti, minigonne, giubbini tecnici perché spiega l’altro designer Rushemy Botter: «Si devono sposare confort e portabilità».  Come avvenuto da Courrèges, anche in questo caso, vengono ripescati elementi di archivio come i cappelli a cloche proposti in vari colori, dal celeste polvere al verde muschio.


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