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Roma, 18 gen. (Adnkronos)

“La cosa fondamentale di questa sentenza è che non c’è un condannato, tutti assolti perché il fatto non sussiste. Un processo costruito sul nulla. Indagini, soldi sprecati, attacchi politici basati su cosa? Carriere giornalistiche, libri e film creati sul processo dello stabilimento Orsa Maggiore. Mi hanno rovinato dal punto di vista lavorativo e di rapporti umani; ora vai a rimettere in piedi i rapporti dopo che la gente ti ha schifato. Non perché hai rubato, ma con l’accusa più pesante: il metodo mafioso sulle spalle è una cosa gravissima a livello morale”. Lo dice all’Adnkronos Ferdinando Colloca, uno degli imputati del processo sull’assegnazione di alcuni chioschi a Ostia, che si è concluso pochi giorni fa con l’assoluzione da parte dei giudici della Terza sezione della Corte d’Appello di Roma per tutti i coinvolti, tra cui l’ex direttore tecnico e dell’unità operativa ambiente del municipio XII, Aldo Papalini, condannato in primo grado a otto anni e mezzo e nel frattempo deceduto.

“La terza sezione di Corte d’appello ha ribaltato il primo grado, ha detto che il fatto non sussiste – aggiunge Colloca – Mi viene da pensare che le vicende di questo territorio siano state costruite senza nessuna base. C’è stata forse una cabina di regia politica e mediatica che ha voluto affossare e denigrare Ostia? Voglio ringraziare gli avvocati Nicola Madia e Luigi Santarelli per il grande lavoro svolto in questi anni. Avevo sospeso la mia attività pubblica per motivi etici. Oggi mi ripresento con un vestito di onestà e correttezza”.



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