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Divieti e restrizioni anche per il periodo che seguirà la Befana. Nel weekend del 9 e 10 gennaio, infatti, l’Italia potrebbe diventare zona rossa (qui tutti i dettagli sui divieti). «Valutiamo l’ipotesi per il prossimo fine settimana di applicare le misure da zona rossa per i festivi e prefestivi, con la salvaguardia dei Comuni più piccoli per gli spostamenti», ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine del vertice con le Regioni, seguito a quello di maggioranza. Secondo quanto emerso dal confronto, per i Comuni sotto i 5mila abitanti saranno comunque possibili gli spostamenti entro i 30 chilometri, ad eccezione del capoluogo di provincia.

Una stretta per frenare la variante inglese

Speranza ha, poi, spiegato che il governo sta guardando con particolare attenzione «all’Inghilterra, che ha superato i 60mila contagi al giorno e dobbiamo essere consapevoli del lavoro eccezionale che abbiamo fatto. Dobbiamo usare precauzioni serie perché quella variante ci preoccupa per la velocità di contagio». E poi, ha aggiunto il ministro della Salute: «Stiamo facendo fare un approfondimento ai tecnici in modo da abbassare le soglie dell’Rt per accedere in zona rossa o arancione. Misura che incide sul modello della zonizzazione».

I vertici

Al termine di una lunga giornata scandita da riunioni politiche e tecniche il governo decide di varare nuove misure per contenere i contagi da Covid. E lavora al calendario delle nuove chiusure dal 7 al 15 gennaio: alla mezzanotte dell’Epifania scadrà il Decreto Natale e servirà un provvedimento-ponte, un’ordinanza del ministro della Salute. È proprio quest’ultimo a lanciare l’allarme: «La terza ondata arriverà e bisogna organizzarsi». La curva epidemiologica in salita e l’Rt che in alcune regioni continua a crescere, convincono anche che sia opportuno modificare subito i parametri per la definizione delle fasce gialle, arancioni e rosse. Con il via libera del Cts, si abbassa dunque la soglia che fa entrare le regioni nelle aree di rischio che impongono il blocco degli spostamenti e la chiusura dei locali pubblici. Con una ulteriore novità: dal 15 gennaio sarà probabilmente introdotta una «zona bianca» che consentirà di far ripartire tutte le attività, palestre, cinema e teatri compresi. È stato il ministro Dario Franceschini a proporre questo cambiamento «per dare una nuova speranza ai cittadini», trovando subito l’appoggio del titolare della Giustizia Alfonso Bonafede, anche lui esponente dell’ala rigorista ma comunque d’accordo sulla necessità di «guardare alle ripartenze almeno dove è possibile».

I confini e l’ipotesi di una «zona bianca»

Tra le misure che si stanno valutando c’è la proroga del divieto di spostamento tra le regioni anche se si trovano in fascia gialla. Per questa misura, che limita le libertà costituzionali, serve un decreto legge e il governo ha deciso di confrontarsi con i presidenti di Regione. «Fondamentale è mantenere il rigore», ribadiscono i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia. L’idea che può cambiare il quadro di chiusure e riaperture l’ha lanciata Dario Franceschini dopo aver ascoltato gli scienziati. Il ministro della Cultura ha proposto la creazione di una quarta fascia di rischio, una «zona bianca» nella quale entrerebbero le regioni con gli indicatori migliori. E dove si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. I bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento. Il capo delegazione del Pd ha parlato di «ultimo gradino prima del ritorno alla normalità» e l’ha spiegata così: «Poiché la zona gialla ha limiti enormi, a cominciare dal coprifuoco, facciamo una zona bianca, nella quale si accede sotto un certo indice Rt di trasmissione dei contagi». La proposta ha convinto Conte e i ministri e dovrebbe essere tradotta in norma di legge già nel prossimo Dpcm, a cui gli uffici legislativi di Palazzo Chigi dovranno lavorare prima del 15 gennaio.

3 gennaio 2021 (modifica il 4 gennaio 2021 | 13:53)

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