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Oggi inaugura un museo speciale. È il luogo delle parole che hanno stampato il mondo. Attraverso le macchine che le hanno trasformate in pensiero, dalle linotype al pc. Così a Mondovì nasce Liber. Il polo che fa rivivere il vecchio museo della stampa. «Un unicum a livello regionale e non solo», dice l’assessore regionale alla Cultura, Vittoria Poggio. Ci sarà lei, oggi alle 17, per il taglio del nastro di un polo culturale che la città attende da anni. Festeggiando una doppia rinascita: una nuova sede, prestigiosa – per il museo e le sue macchine – e un contenitore che rischiava di non avere più storia, l’ex convento delle Orfane.

La Poggio: «Mondovì, dove fu stampato il primo libro in Piemonte, ritorna protagonista in un settore che rappresenta per la nostra Regione un importante ambito di sviluppo e attenzione. Il museo monregalese, poi, ha una valenza che va oltre il mero livello territoriale grazie alla collaborazione con realtà come Rivoli e Nizza Monferrato e diverrà, una volta definitivamente allestita la progettualità “Liber”, ancor più centrale nelle politiche di promozione culturale del territorio».

Incassano gli applausi Comune e Fondazione Crc, con quest’ultima che per il museo ha speso oltre 2 milioni di euro. «L’ingente sostegno garantito per il progetto Liber permette di ridare vita a un complesso architettonico importantissimo nel cuore di Mondovì – commenta il vicepresidente della Fondazione, Ezio Raviola -. Un intervento che si affianca a tanti altri molto significativi, sostenuti su diversi ambiti negli ultimi anni con l’obiettivo comune di garantire slancio e innovazione a questo territorio. L’inaugurazione di oggi lancia, inoltre, un messaggio importante, in un momento complesso: cultura e comunità possono essere il cuore pulsante della ripartenza per tutti noi».

Nel frattempo domani, dopo l’inaugurazione su invito di stasera, si parte con le visite: un giorno zero di tour guidati per i monregalesi interessati a riscoprire la magia del vecchio convento che ospita la storia della stampa in città. Da Gutenberg in poi, qui c’è la collezione pubblica di macchine più ricca d’Italia. Una cinquantina. Donate con 5 mila caratteri mobili in legno dalla figlia dell’ultimo tipografo ad aver chiuso bottega: Arnaldo Belloni di Nizza Monferrato. Funzionano come 600 anni fa. Non solo: fra gli oggetti in esposizione l’esemplare più antico, un torchio litografico utilizzato nel ’600 dalla Biblioteca Reale di Torino e poi dalla Regia Università per la stampa di lauree e diplomi, il torchio di Don Bosco utilizzato nella scuola professionale per tipografi istituita nel 1862 a Valdocco e la grande pianocilindrica Marinoni, che nel 1848 stampò la prima edizione del quotidiano torinese «La Gazzetta del Popolo». Mentre il progetto del Polo delle Orfane sarà completato con la nascita del Giardino segreto: a progettarlo Andreas Kipar, architetto paesaggista tedesco. —


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