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(Adnkronos)

“Ritiene la Corte che il complesso delle prove assunte, acquisite ed utilizzate dal giudice di primo grado (prove orali, prove documentali, intercettazioni telefoniche ed ambientali) dimostri in maniera evidente la colpevolezza di Alemanno in ordine ai reati contestategli”. Lo scrivono i giudici della terza sezione penale d’appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il lo scorso 23 ottobre hanno confermato la condanna di primo grado a 6 anni per l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno per corruzione e finanziamento illecito nell’ambito di un filone del processo ‘Mafia Capitale’.

I giudici evidenziano il “degrado e la distorsione dell’attività della p.a. che emergono a piene mani dagli atti del processo” e rifacendosi alla sentenza della Cassazione che ha fatto cadere l’accusa di mafia nel processo sul ‘Mondo di Mezzo’, sottolineano la “straordinaria gravità delle condotte criminose che in quegli anni hanno letteralmente funestato il rapporto tra imprenditori, cooperative e politica, inquinando in modo sistemico i gangli della vita amministrativa della città di Roma”.

“All’indomani della sentenza della Suprema Corte, l’attenzione generale è stata focalizzata sull’esclusione del reato di cui all’articolo 416 bis e della corrispondente aggravante ‘mafiosa’ contestata, esclusione che è stata diffusamente spacciata come il più rilevante risultato dell’accertamento giudiziale – si legge – È invece rimasto in secondo piano, e spesso ancor più nelle retrovie, ciò che di inaudita gravità è emerso ed è risultato provato nel procedimento principale, ossia l’esistenza di due associazioni a delinquere, almeno una delle quali (quella che faceva capo a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati) impegnata nel più rilevante sistema corruttivo mai accertato nel territorio del Comune di Roma, con lo stabile e ben remunerato asservimento di pubblici ufficiali a tutti i livelli – meri dipendenti, dirigenti di servizi, consiglieri comunali ed assessori, dirigenti di aziende a capitale pubblico – agli interessi di Buzzi e delle sue cooperative”.



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