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I conti si faranno alla fine, quando tutto questo incubo sarà finito, quando (si spera al più presto) si tornerà a una vita normale o quasi normale. La Lombardia, nel bene e nel male, resta al centro della scena, continua a guidare il gruppo e prova a giocarsi la chanche di una vaccinazione di massa che a giugno potrebbe, se i piani verranno rispettati, portare a rivedere i giudizi sulla gestione di un’emergenza che in tutti questi mesi drammatici sono cambiati a seconda delle posizioni politiche. Certo, ci sono state delle «falle» in un sistema sanitario che forse negli anni ha dimenticato l’importanza della territorialità e delle cure porta a porta; ci sono state decisioni discutibili ma nel vortice di uno tsunami che travolto la regione lasciando dietro di sè una lunga scia di morte va anche detto che non era semplice decidere; c’è stata la difficoltà di far fronte ad un’emergenza provocata da una pandemia che non si conosceva e che ha messo la Lombardia nel ruolo scomodo di affrontarla per prima. Un po’ si è navigato a vista ma quando poi è toccato agli altri è andata come è andata, non benissimo. Ora la Lombardia si gioca la carta della campagna vaccinale e l’obbiettivo di somministrare le dosi a tutti i lombardi in cinque mesi è ambizioso ma possibile. Sono cambiati in po’ gli attori, c’è stato un rimpasto in giunta che ha portato Letizia Moratti ad occuparsi di sanità e al suo fianco è arrivato Guido Bertolaso che non ha nessuna bacchetta magica in mano ma che qualche emergenza l’ha gestita guadagnandosi la stima anche di chi, come l’infettivologo Massimo Galli primario dell’ospedale Sacco di Milano, non è tipo troppo complimentoso. Ed il punto forse è proprio questo. Per venire a capo di una pandemia che ha cambiato la vita di tutti, come ha fatto capire proprio ieri Bertolaso in Regione, questo è il momento di remare tutti dalla stessa parte, dai medici agli uscieri passando da chi amministra e fa politica e che mai come ora ha l’obbligo morale non pensare al consenso e al proprio tornaconto. É il momento di una tregua da parte di chi, in tutti questi mesi, ha sistematicamente voluto far passare la narrazione di un «disastro lombardo» e di un fallimento senza precedenti con il fine (neppure dichiarato) di screditare ed infangare il governo di una regione che da sempre è un modello per il Paese.


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