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Nonostante l’approvazione da parte di Ema, i dubbi sul vaccino di AstraZeneca sono tutt’altro che risolti. Anzi, ne spuntano di nuovi. A sollevarli è l’immunologo del San Raffaele di Milano, Roberto Burioni. «Purtroppo il vaccino AstraZeneca utilizzato alle dosi autorizzate non protegge dall’infezione asintomatica», scrive su Twitter riferendosi a una pubblicazione del Lancet. «Sono in corso studi con dosi diverse rispetto a quelle autorizzate da Ema, speriamo bene», commenta il virologo.

A quanto pare, durante la sperimentazione, la protezione data dal vaccino contro l’infezione asintomatica è stata praticamente nulla. Detto in altre parole, contagi senza sintomi si sono verificati in egual misura tra i vaccinati e i non vaccinati.

Potrebbe anche essere che il rischio di contagio asintomatico venga scongiurato con quella mezza dose in meno che sembra aver dato risultati migliori rispetto alle due dose piene. «Però questo ha riguardato un numero troppo ridotto di soggetti per trarre conclusioni – precisa Burioni – per cui Ema ha deciso, secondo me giustamente, di non considerare questi dati, che un trial ulteriore sta cercando di confermare. Aspettiamo e vedremo».

I dubbi si aggiungono alle polemiche sull’efficacia ridotta sugli over 55. Ma il nodo più urgente da sciogliere riguarda la fornitura delle dosi, che rischia di compromettere la campagna vaccinale in tutta Europa. AstraZeneca era infatti considerato da tutti il vaccino «di massa», quello più facile da conservare e maneggiare, quello meno costoso e più semplice per le iniezioni su larga scala. Ma non c’è. E arriverà a scatoloni ridotti.

«L’assenza dei vaccini AstraZeneca pone un grande problema», nelle campagne vaccinali degli Stati Ue perchè «era previsto che offrisse un numero di milioni dosi a tre cifre, mentre ora siamo fermi al 25-30 per cento di quello che era stato promesso in origine» denuncia Sandra Gallina, direttrice della direzione Salute della Commissione europea.

«Pfizer-BioNTech e Moderna stanno onorando le consegne previste mentre con AstraZeneca ci sono stati problemi», ma «era chiaro fine dall’inizio che il primo trimestre non sarebbe stato facile» anche perché «alcune aziende sono in ritardo sull’autorizzazione», spiega.

Da capire anche come verranno organizzate le forniture in Italia. Al momento dalla casa madre non è stato comunicato nulla. «Siamo ancora in attesa di informazioni» specifica Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia, produttrice delle fiale del vaccino. Dal canto suo, l’Unione europea specifica di non aver accumulato nessun ritardo e di aver acquistato i vaccini per tempo: la Commissione ha acquistato «tutte le dosi disponibili nei tempi immediati – spiega Gallina – e ha dovuto scegliere tra 160 possibili vaccini. Non potevamo avere certezze sulla tempistica dell’approvazione».

La settimana scorsa sono state consegnate all’Ue 4 milioni di dosi: 3,5 milioni da Pfizer-BioNTech e 500mila da Moderna. «Si tratta del 100 per cento previsto com’era stato annunciato – specifica la Commissione europea -. Il gap delle mancate consegne delle scorse settimane sarà colmato entro il 15 febbraio».

In ogni caso, dopo aver scavallato questo inizio di campagna difficile, i prossimi tre mesi dovrebbero sciogliere tutti gli intoppi di oggi. Anzi, entro aprile, arriveranno tre new entry che permetteranno di aumentare i quantitativi di vaccino: BioNTech (con un nuovo contratto per il doppio delle dosi), Johnson&Johnson e, nel secondo trimestre, Curevax.


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