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Strada Revigliasco 460, in salita. Una moto in impennata su una ruota sola supera un’auto proprio nello slargo dove c’è la fermata dell’autobus C.R.F. Il Centro Riabilitazione Fisioterapica è stato chiuso nel 2007 e da allora l’edificio, lasciato all’abbandono totale, ha subito saccheggi, atti di vandalismo e ingiurie del tempo. La foto dell’agenzia immobiliare che lo ha messo in vendita ci racconta un bellissimo edificio, costruito nel 1927, immerso nel verde, ma non è più così: i vetri sono stati sistematicamente infranti, le porte di servizio laterali sono bloccate dalla vegetazione o divelte, una telecamera di sorveglianza ciondola aggrappata tenacemente all’ultimo cavo elettrico. Pare che la struttura sia stata finalmente venduta, ma vedere un luogo così ricco di significato (era specializzato nella riabilitazione delle vittime di lesioni al midollo spinale) ridotto in questo stato fa sempre male. Ancora una volta la città non è riuscita a custodire i suoi gioielli.

Attraverso il cancello principale sbircio il cortile e un patio all’estremità opposta, uno scorcio meraviglioso che si protende nel verde, immerso nel silenzio e nella solitudine. Seguo il perimetro della recinzione, in discesa, e trovo dei grossi pezzi di eternit – ricoperti dalle foglie ma praticamente sulla strada – e un passaggio attraverso una rete divelta. Il clima è vagamente inquietante, l’atmosfera è perfetta per un thriller senza lieto fine ma, a parte le suggestioni cinematografiche, rimane la sensazione che in tutti questi anni quella rete sia stata scavalcata centinaia di volte. Faccio qualche passo indietro, per avere una visuale più allargata e per un attimo intravedo una sagoma umana attraverso una finestra, in alto. Il C.R.F. evidentemente non è del tutto abbandonato e c’è chi, nonostante tutto, ne apprezza ancora il valore. —

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