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(di Patrizio Nissirio)

Il mondo ha seguito, sgomento, l’assalto degli estremisti pro-Trump al Congresso degli Stati Uniti, con il suo drammatico bilancio di morti: ma mentre gli occhi erano puntati sull’incredibile invasione, a molti non sono sfuggite le volte e le pareti sontuosamente affrescate del Capitol washingtoniano. Opera – pochi lo ricordano – di un pittore italiano di origine greca, Costantino Brumidi, che alcuni critici Usa ottocenteschi ribattezzarono ‘il Michelangelo d’America’ Costantino nacque a Roma nel 1805, figlio del greco Stavros Broumidis, originario di Filatrà in Messenia, fuggito nell’Italia pre-unitaria dopo la rivolta di Orlov (1770) che scatenò la violenza di albanesi e turchi contro i greci. Sua madre era l’italiana Anna Bianchini. Costantino studiò arte all’Accademia di San Luca e lavorò, giovanissimo, per i Torlonia e per lo stato pontificio, prima di emigrare con la famiglia in America nel 1852: lì iniziò a dipingere per le chiese greco-ortodosse, quindi affrescò molte chiese in Messico.
    Fu a metà degli anni ’50 che gli venne offerta la possibilità di decorare le volte del Parlamento Usa, fino ad allora bianche.
    Ci lavorò complessivamente per 25 anni usando la sua conoscenza della pittura classica e religiosa: il suo capolavoro in stile neoclassico è l’affresco chiamato ‘Apoteosi di Washington’, realizzato alla fine della guerra civile americana. Brumidi inserì la Vittoria (Nike) e la Libertà (Eleuteria), più figure della mitologia greca, come Atena, Efesto, Hermes e Demetra attorno all’immagine dell’eroe-presidente.
    Constantino (in America aveva aggiunto e una ‘n’ al suo nome, in omaggio al padre greco) dipinse anche corridoi ed uffici, per un totale di 1.500 metri quadrati di affreschi, tra cui quello dell’inventore Benjamin Franklin che dialoga con la dea Atena.
    Ma poco dopo essere stato celebrato come novello Michelangelo d’oltreoceano per la sua imponente opera, Brumidi – morto nel 1880 cadendo da un’impalcatura con il suo lavoro al Congresso ancora incompiuto – finì quasi subito nell’oblio. Sarebbe stato riscoperto solo negli anni ’50 del ‘900, grazie ad una guida del Campidoglio, Myrtle Cheney Murdoch, che fece una campagna per la sua rivalutazione.
    La sua personalità cosmopolita e la sua arte sono tornate ad essere apprezzate anche prima dell’assalto al Campidoglio: gli è stata assegnata la Medaglia d’oro del Congresso nel 2008, e nel 2019, grazie a finanziamenti delle comunità di origine greca ed italiana, una statua di bronzo che lo ricorda è stata eretta ad Annapolis, nel Maryland. 


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