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Genio istrionico, capace di prendere la propria arte e stravolgerla, per trovarne nuovi significati e sfumature. In tutto il suo percorso artistico, Lucio Dalla, che oggi avrebbe compiuto 78 anni, ha esplorato fino in fondo le potenzialità infinite della sua musica, percorrendo strade inconsuete. Tanto nella prima parte della sua carriera, nei complessi jazz e negli album frutto della collaborazione con il poeta Roberto Roversi, quanto nel periodo più recente. Difatti, tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000, Dalla intraprende nuove avventure musicali, che lo portano a cucire nuove vesti ai suoi brani, a incrociare la musica leggera con la classica e ad avvicinarlo alla recitazione e alla regia in teatro.

Live a Tindari, i brani di Dalla e la musica da camera
Fra i tanti esperimenti, forse uno dei più emozionanti ha preso vita nel tour del 2005, culminato in due spettacoli al Teatro Greco di Tindari, in Sicilia, e al Teatro Romano di Verona. Il cantautore porta sul palco i suoi successi e reinterpreta alcuni brani classici, da Vivaldi a Mozart, insieme a un complesso da camera, composto dagli archi del Nu-Ork Quintet e guidato dal maestro Beppe D’Onghia al pianoforte.

Quei due concerti sono poi diventati il primo dei due dvd contenuti in 12000 Lune Classica e Jazz e molte di quelle esibizioni sono state caricate sul canale YouTube dell’artista pochi mesi fa. Per produrlo, Dalla si rivolge a Gianluigi “Gianni” Salvioni, produttore di musica classica e cofondatore della casa discografica Ermitage, con cui aveva già collaborato in spettacoli teatrali. «Lucio aveva deciso di dare una veste nuova ai suoi brani, riarraggiandoli in chiave jazz e classica», racconta Salvioni. «Mi invitò, nel maggio del 2005 a un suo concerto per pochi intimi al Palazzo Ducale di Urbino: ascoltai gli arrangiamenti e rimasi impressionato. Subito dopo il concerto abbiamo deciso di iniziare a lavorare sul progetto».

In quelle occasioni, il pubblico ha scoperto un’altra, l’ennesima sfaccettatura della musica di Dalla. «Brani come Caruso e La sera dei miracoli, ascoltati con quegli arrangiamenti e in un luogo del genere, acquistano una forza unica. Lucio era molto versatile e si fidava ciecamente dei suoi collaboratori», osserva Salvioni. «In quell’occasione affidò gli arrangiamenti a Beppe D’Onghia, che aveva lavorato molto sulla musica delle sue canzoni».

La collaborazione con i Solisti Veneti e la voce di Dalla per la musica di Vivaldi
Le interpretazioni di compositori classici che Dalla propone nei concerti a Tindari e a Verona non sono prime volte per il musicista bolognese. Si rifanno a un esperimento precedente, realizzato insieme a un’altra storica orchestra da camera, i Solisti Veneti, fondata nel 1959 dal direttore Claudio Scimone. «Una mattina, Scimone si presentò senza nessun preavviso a casa di Dalla, proponendogli di scrivere un testo su un brano di Vivaldi», ricorda Salvioni. «Lucio non ci pensò su due volte e rispose: “perché no? Facciamo un pezzo!”. La grandezza di Dalla stava anche in questo: oltre al grande talento e alla sua umanità, era una persona che aveva voglia di mettersi costantemente in gioco».

Nacque così una collaborazione che sfociò nella reinterpretazione di un brano tratto dal sesto concerto de L’estro armonico di Vivaldi, per il quale Dalla scrisse il brano Il coraggio di volerti bene e che venne eseguito in un concerto dei Solisti Veneti al Teatro Olimpico di Vicenza, nel 2004.

Da Prokofiev all’Arlecchino, gli esperimenti in teatro
Nello stesso periodo, Dalla decide di intraprendere una nuova avventura, questa volta in teatro. Come regista, in collaborazione con l’amico e produttore Gianni Salvioni, il cantautore rivisita numerose opere del ‘900. «Lucio era molto curioso e questa curiosità la si ritrova nelle sue produzioni teatrali che ho prodotto», dice Salvioni. Così, il regista Dalla trasferisce la scena del Pulcinella di Stravinskij da Napoli a New York, rilegge l’Arlecchino di Ferruccio Busoni e L’opera del mendicante di John Gay, dirigendo Peppe Servillo degli Avion Travel.

A completare il lavoro da regista teatrale, nel 2005, Dalla presenta al teatro Comunale di Bologna la sua versione del capovaloro di Prokofiev, Pierino e il lupo, ambientando la favola nella Bologna degli anni ‘50. Con la sua inimitabile creatività, il cantautore immagina un lupo che scappa dai Giardini Margherita, mentre il giornalista Francesco Giorgino del Tg1 dà la notizia della fuga dell’animale attraverso uno schermo televisivo.

Musica per Sarajevo: quando Dalla cantò Modugno
«Una volta finita la guerra in Bosnia», racconta Salvioni, «con l’Ermitage decidemmo di produrre un disco di beneficienza, i cui proventi potessero finanziare la ricostruzione di una scuola di musica a Sarajevo, distrutta dalle bombe». La scelta finale della casa discografica fu di produrre un disco in chiave jazz su Domenico Modugno. «Chiesi a Vincenzo Mollica cosa ne pensasse», prosegue Salvioni «e mi rispose che il progetto era molto bello, ma necessitava della presenza di un pezzo cantato. Mi consigliò quindi di chiedere a Dalla».

«All’epoca, nel 1996-97, non collaboravo ancora con Lucio, eppure lui accettò subito». Il risultato, neanche a dirlo, fu strepitoso. «Interpretò Notte di luna calante e ancora oggi quella è l’unica versione esistente cantata da Lucio».


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