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Cosa si nasconde dietro i violenti fatti andati in scena sabato pomeriggio? Chi c’è dietro la piazza degli anti-green pass? È stato fatto davvero di tutto per evitare l’assalto alla Cgil? Probabilmente no. Nel mirino delle polemiche è finita Luciana Lamorgese, accusata di non aver garantito un livello di sicurezza tale da evitare pericolosi tafferugli con le forze dell’ordine. Anche perché nelle scorse ore è spuntato un video choc: Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova, aveva annunciato con oltre un’ora di anticipo l’intenzione di dirigere il corteo verso la sede del sindacato. E allora come mai non si è intervenuti per scongiurare l’assalto?

L’assalto alla Cgil

A fornire un importante punto di vista è stata Tatiana, la moglie di Castellino, che a Non è l’arena su La7 ha fatto notare come non ci sia stata chissà quale opposizione all’azione portata avanti dalla piazza: lei lo giudica come un semplice “atto dimostrativo“, ma tiene a sottolineare che “è stato fatto tutto davanti le guardie e le guardie non hanno fatto niente“. Ecco perché Tatiana è convinta che “questa cosa è stata voluta anche dall’altra parte, è stata ampiamente voluta“.

La moglie di Castellino non vuole attribuire il marchio di Forza Nuova alla manifestazione di sabato: “Forza Nuova non c’entra niente, questa manifestazione è per la libertà di tutti. È da tre mesi che siamo tutti i sabati in piazza e non ci si è filato nessuno“. Tuttavia il livello dello scontro si è alzato, gli animi si sono infuocati e la situazione è degenerata. Eppure Tatiana sostiene che non ci sia stato alcun errore nel comportamento dei manifestanti: “Io non vedo nessun errore. C’è una netta differenza tra una porta rotta e costole rotte…“.

La rivelazione choc

A ciò si aggiunge che l’avvocato Carlo Taormina, che difende Giuliano Castellino e Roberto Fiore, ha fatto una rivelazione choc: a suo giudizio ci sarebbe stata una trattativa con la Digos e l’assalto alla Cgil sarebbe stato compiuto in seguito a un via libera. “È stata richiesta l’autorizzazione e sono passati 20 minuti prima dell’ok perché si attendeva l’ordine superiore che è intervenuto“, ha spiegato Taormina. Il cui ragionamento in sostanza è questo: se non avessero avallato la richiesta, nessuno sarebbe andato alla sede del sindacato.

Lamorgese nel mirino

Intanto le aspre critiche politiche si riversano sull’operato di Luciana Lamorgese. Il ministro dell’Interno alla Camera ha dichiarato che la strada dell’arresto immediato di Giuliano Castellino non è stata ritenuta percorribile da parte dell’autorità di pubblica sicurezza e dei responsabili dei servizi di sicurezza poiché “presentava l’evidente rischio di provocare reazioni violente da parte dell’interessato e dei suoi numerosi sodali, con la conseguente degenerazione della situazione dell’ordine pubblico“.

Una sorta di “giustificazione” che ha mandato su tutte le furie Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia fin da subito ha espresso forti dubbi sull’adeguatezza della Lamorgese, nutrendo un sospetto sul solito tempismo per alimentare il pericolo fascista. Effettivamente il dibattito sulle principali problematiche del Paese ha lasciato spazio allo schema fascismo-antifascismo. Da qui l’ira della Meloni verso la titolare del Viminale: “Sapeva e non ha fatto nulla. Quanto accaduto sabato è stato volutamente permesso“.



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