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(Adnkronos)

“Sorpresa” non tanto per la condanna ma “per l’entità della pena”8 anni e 11 mesi – nei confronti dell’ex presidente dello Ior Angelo Caloia viene espressa da Gianluigi Nuzzi, il giornalista scrittore dai cui libri è scaturito Vatileaks. “Siamo di fronte ad una pena pesantissima – dice all’Adnkronos – . Mi stupisce l’entità. In Italia non si infliggono otto anni per questi reati. Il gesuita si fa sentire con la sua giustizia”. Nella condanna, Nuzzi vede anche “un messaggio molto interno alla Curia e farà eco anche allo Ior considerato come entità a sé rispetto ad altri dicasteri. Questo vuol dire che non si guarda in faccia nessuno”. Provocatoriamente, il giornalista scrittore chiede: ”Se ci fosse stato presidente un sacerdote gli avrebbero dato la stessa pena?”.

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Nuzzi riflette sul nuovo corso della giustizia vaticana: “Questa è la prima sentenza del nuovo corso che ha visto rafforzare l’Ufficio del Promotore di giustizia da parte del Papa, che ha visto l’appesantimento di alcuni reati e che ha visto la compravendita del Palazzo di Londra come prima inchiesta di iniziativa interna. Oggi la prima sentenza di un processo che da una parte è stato molto lento, Caloia è stato a bagnomaria per anni, dall’altra parte fa vedere che non si trasforma una fabbrica di armi in una serra di fiori in pochi mesi”.

Quanto all’ex presidente dello Ior, oggi 81enne e che ha già annunciato ricorso in appello, Nuzzi osserva: “Caloia è stato per venti anni uomo di equilibrio all’interno dello Ior; prese l’eredità di Marcinkus però ha lavorato in un mondo in cui all’epoca – come laico – contava poco rispetto al sistema interno. Quando arrivò c’era il riciclaggio con la tangente Enimont e lui nemmeno lo vide. Oppure lo vide ma non lo denunciò”.

“Chi si attendeva una sentenza mite – osserva ancora Nuzzi – ha avuto la linea dura di Bergoglio che viene interpretata e accolta essendo lui il monarca assoluto. E’ un segno importante, Caloia è accusato di avere svenduto l’ottanta per cento del patrimonio dello Ior ma la giustizia di Dio è sopra la sentenza degli uomini e oggi segna il pugno di ferro di Francesco. Da una parte si utilizza ancora un codice vetusto, lo Zanardelli, che risale all’unità d’Italia, dall’altra il gesuita – dice Nuzzi riferendosi a Bergoglio – si fa sentire con la sua giustizia”.



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