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Il paziente zero ha dato i primi sintomi alla metà di febbraio nella sua scuderia in Germania. Subito dopo, la Reiterliche Vereinigung, la federazione equestre tedesca, ha ricevuto una serie di segnalazioni identiche. Da lì è stato un attimo capire il comune denominatore: una gara tenuta a Valencia all’inizio del mese. Tutti i cavalli tedeschi colpiti dall’epidemia avevano gareggiato nella città spagnola. A quel punto, lo spettro dell’epidemia è divenuto palpabile. I cavalli di tutta Europa in gara a Valencia sono stati identificati e tracciati: si sono ammalati uno dopo l’altro. Sei sono morti nei giorni successivi. E in tutto il continente è scattato l’allarme.

Si chiama rinopolmonite, ed è in questi giorni per il mondo dell’ippica quello che il Covid è per i bipedi. La differenza è che il coronavirus è stato un nemico improvviso e sconosciuto, mentre il bacillo che ammazza i cavalli è noto e studiato da tempo. Ma le conseguenze dell’epidemia sono state identiche: un lockdown continentale, l’intera popolazione equestre richiusa nelle scuderie, tutte le gare sospese. A deciderlo la sera dell’1 marzo è stata la federazione europea, «con effetto immediato»: una fretta che racconta bene la drammaticità della situazione. Perchè, come spiega il responsabile veterinario della Fise, la federazione italiana, Gianluigi Giovagnoli, «se il virus è noto da tempo, a sorprendere in questo caso è stata la sua aggressività, che lo ha portato a essere molto contagioso e purtroppo anche molto letale».

Il lockdown immediato importo dall’Europa riguardava solo le competizioni internazionali, ma in Italia la federazione ha bloccato tutte le gare di ogni ordine e grado. Da domenica tutti i ventimila cavalli italiani registrati alla Fise sono quarantenati in scuderia, le cinquanta gare con cinquemila quadripedi iscritti previste per il fine settimana entrante sono annullate. Il provvedimento italiano scade lunedi ma quasi sicuramente dovrà adeguarsi al lockdown europeo, in vigore fino alla fine di marzo in attesa di verificare l’andamento dei contagi.

La rinopolmonite è tecnicamente un herpes, sigla Ehv-1, studiato da tempo, e contro il quale è disponibile un vaccino. Ma si tratta di un vaccino con effetti collaterali così pesanti che finora non era inserito tra le profilassi obbligatorie: ed era usato diffusamente solo per le cavalle da riproduzione, visto che tra gli effetti dell’Ehv-1 c’è l’aborto. Di fatto, nelle centinaia di allevamenti e di scuderie italiane ad essere vaccinata era solo una minoranza dei cavalli.

Anche per questo, la federazione italiana ha scelto di generalizzare il lockdown. Tutti in box, a masticare biada sognando il prossimo ostacolo. Gli unici a venire esonerati, un po’ come succede nel calcio, sono stati gli «atleti» di massimo livello: vivranno in una sorta di bolla come le squadre di serie A, al riparo da possibili fonti di contagio, tracciati e monitorati. D’altronde i super-cavalli sono già in giro per l’Europa, nei tre luoghi (in Spagna, in Portogallo e a Gorla Minore, vicino Varese) dove sono fissate per questo weekend tre gare stellate. E farli rientrare subito e insieme ai paesi d’origine rischiava solo di rispargere il virus.

In Italia finora non sono segnalati focolai di Ehv-1, ma dopo l’esplosione del caso Valencia l’allarme è ai massimi livelli. «Siamo consapevoli che un gran numero di cavalli ha lasciato la sede di Valencia senza un certificato sanitario ufficiale, il che significa che si trovavano in uno stato di salute sconosciuto. Alcuni cavalli erano già malati e il rischio di trasmissione è una delle maggiori preoccupazioni», scrive la Fise. A rasserenare il clima non contribuiscono le ultime notizie: in almeno altri tre paesi europei (Francia e Belgio, oltre la Germania) il virus è già sbarcato.


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