Seleziona una pagina
Condividi

Il corpo di Luca Ventre, il giovane di 35 anni morto dopo essere stato fermato all’interno dell’ambasciata italiana di Montevideo, è ancora in Uruguay. La procura della capitale del Paese sudamericano infatti non ha ancora rilasciato le autorizzazioni per il trasferimento a Roma.

Questo perché i magistrati uruguaiani vorrebbero effettuare altri esami prima di permettere il rientro in Italia della salma. I binari dell’inchiesta attualmente in corso a Montevideo però, non coincidono con le convinzioni della famiglia. Cosa non torna?

Luca Ventre trascinato privo di sensi fuori dall’ambasciata

Secondo la procura uruguaiana Luca Ventre era ancora vivo quando è arrivato in ospedale, secondo i familiari invece il ragazzo è rimasto vittima del placcaggio effettuato nei suoi confronti dai vigilantes.

Il fatto è risalente al primo giorno dell’anno. Luca Ventre alle ore 7:07, così come riscontrabile dal video delle camere di sorveglianza, ha scavalcato il muro di cinta attorno l’ambasciata. Il suo obiettivo era parlare a tutti i costi con un funzionario in quanto avrebbe voluto essere rimpatriato in breve tempo a tutti i costi.

Non appena entrato nel perimetro della nostra sede diplomatica, due vigilantes lo hanno subito bloccato. Luca Ventre è stato prima fatto inginocchiare, subito dopo immobilizzato con la faccia rivolta verso terra. Uno dei due guardiani dell’ambasciata lo ha anche afferrato per il collo, salendogli poi sopra. Una posizione che il vigilantes ha mantenuto, stando sempre all’orario delle telecamere, fino alle 7:40. Orari perlatro che a volte “saltano”, alimentando maggior confusione nella ricostruzione: sia all’inizio e sia poco prima dell’apertura del cancello, il timer ha improvvisamente segnato orari diversi. Quando infatti Luca Ventre ha iniziato ad arrampicarsi sul muro dell’ambasciata, l’orologio è passato repentinamente dalle 7:04 alle 7:14, mentre alle 7:40 per alcuni secondi l’orario segnalato è quello delle 7:30.

A quel punto, Luca Ventre è apparso privo di sensi. Alle 7:44 il cancello dell’ambasciata si è aperto per far entrare due poliziotti, i quali hanno portato via il ragazzo di peso in quanto impossibilitato da solo nel reggersi in piedi. Del resto, come risulta sempre dalle immagini, il trentacinqenne risultava immobile già dalle 7:18. L’Hospital de Clinica, distante appena 4 km dalla sede diplomatica italiana, è il nosocomio in cui Ventre è stato portato.

Secondo i magistrati uruguaiani, in questa fase il ragazzo è ancora vivo. Le telecamere di sorveglianza dell’ospedale hanno mostrato il suo arrivo al Pronto Soccorso poco dopo le 8:00. Mezz’ora dopo, stando ai referti dei medici, Luca Ventre è deceduto dopo diversi tentativi di rianimazione.

Il mistero sui referti

I risultati delle prime indagini medico legali, avrebbero attribuito la morte a un problema cardiaco del ragazzo. Non solo: sembra che la vittima negli ultimi tempi assumesse frequentemente sostanze tossicodipendenti. Proprio il mix di cocaina con i farmaci somministrati in ospedale, sarebbe da considerare per gli inquirenti di Montevideo la prima causa per il decesso di Luca Ventre. Per questo la locale procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo.

Con i fari puntati soprattutto sui medici che lo hanno visitato per primi: dal referto emerso dal Pronto Soccorso dell’Hospital de Clinica, a Luca Ventre sarebbero stati somministrati il midazolam e l’haloperidol. Si tratta di due farmaci che, su un soggetto debole, possono portare all’arresto cardiaco. Cosa poi ufficialmente avvenuta alle ore 8:30. Anche sui referti comunque non sembra esserci chiarezza: secondo quanto riportato da FanPage.it, ne sarebbero saltati fuori almeno tre.

I dubbi sul luogo della morte

Ma dall’Italia i familiari non ci stanno. Nessuno di loro, hanno fatto sapere a IlMessaggero, era a conoscenza di malattie cardiache. Inoltre, il nodo delle indagini sta tutto nei video registrati dalle telecamere in ospedale. Lì Luca Ventre sarebbe stato fatto entrare in sedia a rotelle. Il sospetto però è che in quell’istante il giovane fosse già privo di vita, in quanto per rimanere seduto sulla carrozzella deve essere sorretto dagli agenti.

“Noi a questo punto non ci fidiamo – è lo sfogo del fratello Fabrizio rilasciato al giornalista Giuseppe Scarpa – Per quanto ci riguarda, Luca è morto in ambasciata”. A Roma la procura ha aperto un fascicolo seguito da Sergio Colaiocco, il magistrato che sta indagando tra le altre cose anche sul caso Regeni.

L’inchiesta aperta dalla procura capitolina è per omicidio preterintenzionale, un reato perseguito contro chi ha attuato un’aggressione fisica in grado di cagionare la morte di una persona pur senza volerla. Al momento l’inchiesta è contro ignoti, ma ben si intuisce come la strada percorsa a Roma è ben diversa da quella dei magistrati di Montevideo.

Decisivo sarà comunque il rientro della salma di Luca Ventre. In tal modo anche in Italia potranno essere fatti tutti gli esami e gli accertamenti del caso. Il rientro però per il momento è slittato. E non sembra esserci una data di riferimento in tal senso.


Fonte originale: Leggi ora la fonte


Condividi