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Un locale, nato dalle macerie del lockdown, è ora il crocevia di chi non si è rassegnato. Nel quartiere del Pigneto a Roma, popolato da artisti e studenti, a servire i clienti ed impastare la pizza ci sono tre ex compagni di liceo che alla crisi economica del Covid hanno deciso di porgere l’altra guancia. Tra tante serrande abbassate da mesi, la loro è appena alzata solo da qualche giorno. “Abbiamo deciso di mettere in piedi questa attività l’estate scorsa, in piena pandemia e – spiega Matteo, che assieme a Fabrizio e Simone da meno di una settimana gestisce ‘Bordo Pizzeria’ – i risultati vanno già oltre le nostre aspettative. Certo abbiamo dovuto inaugurare con il Lazio ancora in zona arancione. E farsi conoscere dai clienti solo con la vendita d’asporto non è il massimo. Ma da oggi che siamo in zona gialla siamo pronti a mettere tavolini e sedie per poter aprire anche a pranzo”.

E’ proprio davanti ad una margherita che il gruppo di trentenni ha ritrovato “l’incoscienza di osare”, proprio come succedeva ai tempi del loro liceo artistico. In quel posto prima c’era una trattoria, che era stata chiusa nei mesi dell’emergenza sanitaria del 2020. Matteo, che era un fotografo per cerimonie ormai a corto di eventi, ne aveva parlato con Simone, che conosce bene il settore ma aveva appena chiuso un altro ristorante a causa della pandemia. A loro si è aggiunto Fabrizio, che dopo aver tentato la fortuna a Taiwan, era tornato da qualche anno in Italia. In pochi giorni, durante i lavori di ristrutturazione di quel piccolo sogno di 70 metri quadri, alla loro saracinesca ha bussato Luca che, fermo in cassa integrazione, si è poi aggiunto a loro: “Ho visto che state aprendo. Se volete posso licenziarmi e lavorare con voi, sono un pizzaiolo”.

Ora il telefono del locale squilla e c’è chi fa a turno per stare al banco o infilarsi in macchina e consegnare le pizze e fritture anche a domicilio. “Ma prima di arrivare a questo punto abbiamo dovuto anche affrontare acquisti di prodotti e spese di fine mese – ricorda Matteo – perché l’affitto del magazzino ci veniva chiesto lo stesso e abbiamo dovuto mediare con i proprietari. Stessa cosa con i fornitori”.

La sfida per ora sembra vinta. Così come la diffidenza di chi aveva paura che l’ostacolo della crisi avrebbe fatto sprofondare quelle ambizioni. “Abbiamo dovuto combattere contro lo scetticismo delle nostre famiglie ma ora – aggiunge Simone, che impasta aspettative e reminiscenze delle lezioni di Fisica – qualcosa spinto in giù, non può che risalire”.


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