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Le domande senza risposta sul vaccino Astrazeneca sono parecchie. E quella percentuale che lo dà efficace al 65% non incute tutta questa sicurezza. Meglio somministrarlo agli under 55, dice Aifa. Non protegge dal contagio asintomatico, dice una pubblicazione del Lancet. Insomma, l’incertezza dei dati rischia di alimentare il clima di sfiducia. E la sfiducia potrebbe tradursi in una bassa adesione alla campagna vaccinale, che proprio non ci possiamo permettere.

Più passa il tempo prima dell’arrivo in Italia delle dosi Astrazeneca, più aumentano i tentennamenti tra i pazienti, in particolar modo quelli tra i 50enni, che preferirebbero ricevere l’iniezione dei vaccini americani, efficaci al 95%.

I medici di base, che già da giorni rispondono alle chiamate dei pazienti over 80, ora sono alle prese anche con le telefonate di un 20% di pazienti sfiduciati che chiedono di poter scegliere il vaccino da ricevere. E non sempre è facile spiegare che non ci sia motivo di avere paura.

«Le affermazioni su Astrazeneca sono state ridimensionate, riviste, corrette, e non è facile far digerire al pubblico che in realtà il vaccino funziona – spiega Giovanni Leoni, vice presidente Fnomceo – Gli studi dicono che su certe fasce d’età è efficace. Ma non significa che non lo sia sui più anziani. Lo è, ma gli studi non sono stati completati. Per questo per ora verrà dato preferibilmente agli under 55».

L’appello dei medici va agli insegnanti, tra le categorie prioritarie da vaccinare. Tra loro la maggior parte ha l’età indicata per la somministrazione di Astrazeneca e nella categoria non sono mancati i dubbiosi che potrebbero rifiutarsi di ricevere la «Cenerentola» dei vaccini. «Siano proprio i docenti a dare il buon esempio. La loro adesione alla vaccinazione è fondamentale perchè aumenti la fiducia verso la campagna e perche, entro l’estate si arrivi almeno al 30-40% delle somministrazioni». Tuttavia, un sondaggio svolto a inizio gennaio sui prof, ha svelato che uno su tre è contrario al vaccino (Astrazeneca o altro). Un malumore che purtroppo serpeggia anche tra i medici: il Lombardia l’11% del personale sanitario ha rifiutato la vaccinazione, così come il 17% di quello che lavora nelle Rsa.

Come recuperare la fiducia della gente? «Informando con chiarezza quel 15-20% di indecisi – spiega Leoni – e promuovendo il certificato vaccinale, come la chiave per tornare a una vita normale. Io capisco la diffidenza, ma quello che dico a tutti i miei pazienti è che ammalarsi è peggio».

Detto questo, è bene che sia il medico a scegliere quale vaccino somministrare, in base a età e quadro clinico di ciascuno. A sostenerlo è anche l’immunologa Antonella Viola: «La scelta del vaccino più adatto deve essere lasciata al medico curante che sulla base della storia clinica del suo paziente deve scegliere il più adatto. L’Aifa ha giustamente deciso di non consigliare l’utilizzo del vaccino AstraZeneca per gli over 55. Questo perchè non ci sono dati solidi sull’efficacia del vaccino in questa fascia di età e perchè è comunque un vaccino meno efficace rispetto agli altri, riuscendo a proteggere solo 6 persone ogni 10 vaccinati. La mia domanda però è la seguente: che facciamo con i 40enni diabetici? O i 50enni ipertesi? Con gli obesi? Con tutte quelle categorie di giovani che per co-morbidità sono ad alto rischio? Li vacciniamo sapendo che 4 su 10 non saranno protetti?».


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