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Sta tornando, forse. Scoppia la polemica sulla partecipazione di Novak Djokovic agli Australian Open di gennaio 2022, in cui è probabile l’obbligo di vaccinazione.  Dopo il dramma sportivo della sportiva contro Daniil Medvédev nella finale degli Us Open dello scorso 12 settembre, che ha visto evaporare nel cielo newyorkese il sogno dello storico Grand Slam stagionale, impresa riuscita nell’era Open soltanto a Rod Laver (era il 1969), Djokovic è pronto a tornare in campo: giocherà a Parigi Bercy, in Coppa Davis con la sua Serbia, e soprattutto alle Atp Finals di Torino.

C’è una grossa incognita però. Il numero uno del mondo è da sempre un personaggio controverso dal punto di vista della sua visione della scienza, che spesso lo ha portato a scontrarsi con l’Atp, soprattutto con l’incombere della pandemia. In particolare Nole pubblicamente si è sempre detto contrario all’obbligo vaccinale per i giocatori, pur non definendosi mai «antivaccinista». «Sono semplicemente a favore della libertà di scelta», ha più volte dichiarato.

Finora il governo del tennis non ha mai imposto tale obbligo, ma i Paesi che ospitano i tornei potrebbero cambiare le carte in tavola. Il premier dello Stato di Victoria Dan Andrews negli scorsi giorni ha annunciato che per entrare nello Stato sarà necessaria l’immunizzazione, non prevedendo alcuna deroga per gli sportivi. Per andare a Melbourne servirà il vaccino. «Al virus non interessa quale sia la tua classifica Atp o quanti Grand Slam abbia vinto», le parole di Andrews, con riferimento non troppo velato proprio a Djokovic. Il campione serbo ha prontamente risposto in maniera critica: «Non so se giocherò gli Australian Open, non partecipo alla guerra per distinguere tra vaccinati e non vaccinati» ha detto ai media serbi. Djokovic, che ha avuto il Covid, ha ribadito di non voler dichiarare pubblicamente se sia sia immunizzato o meno: «Siamo arrivati a discriminare le persone, se decidono in autonomia in un senso o nell’altro», ha concluso.


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