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«E’ necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a Do e Ig con l’obiettivo di togliere dal consumo alimentare almeno 200 milioni di litri di vini e mosti a valori paragonabili a quelli di mercato per garantire la sopravvivenza delle aziende». La Coldiretti chiede al governo misure straordinarie perché «oltre 6,9 miliardi di litri di vino sono fermi nelle cantine italiane per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo italiano». Secondo l’organizzazione agricola guidata da Ettore Prandini alla fine di gennaio c’erano almeno 150 milioni di litri in più rispetto allo scorso anno secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal Ministero delle Politiche Agricole. La diffusione dei contagi fa prevedere una aggravamento della situazione per il prolungamento delle misure di contenimento. Soffre in particolare il mondo legato ai vini a «denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto». Dunque «non bisogna perdere altro tempo è ed necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a denominazione con l’obiettivo di togliere dal consumo alimentare almeno 200 milioni di litri di vini e mosti a valori paragonabili a quelli di mercato per garantire la sopravvivenza delle aziende. Per finanziare questa operazione servirebbero  almeno 150 milioni e queste risorse dovrebbe metterle lo Stato per la mancanza di disponibilità di risorse aggiuntive garantite per la situazione di emergenza da parte della Ue. Con la distillazione si potrebbero produrre «25.000 litri alcol e gel disinfettanti 100% italiani che oggi vengono in larghissima parte approvvigionati sui mercati internazionali».

Sandro Boscaini, presidente di Federvini, fa un passo in più e chiede al governo di mettere in campo una task-force per la «filiera dell’ospitalità, con i suoi modelli di consumo conviviali integrati con il mondo della socialità, dal turismo alla ristorazione alla cultura». secondo Boscaini è necessario «affrontare la questione in maniera ampia e trasversale, e con logiche di ripartenza a medio e lungo periodo». Dal suo punto di vista «il tema è, al di là dei legittimi ristori che vanno assicurati in maniera ampia e veloce, lo sviluppo di una strategia di ripartenza ad ampio raggio». L’appello al governo italiano segue di pochi giorni un’analoga iniziativa che Federvini ha lanciato altre associazioni europee nei confronti della Commissione. 

E Andrea Sartori, presidente di Casa Vinicola Sartori, si dice convinto che per la ripartenza del settore «sarà decisivo riuscire a gestire al meglio le preziose risorse provenienti dal Recovery Plan, per l’agricoltura sostenibile circa 2,5 miliardi di euro. Il futuro del nostro Paese dipende da come questi fondi verranno utilizzati con il fine di promuovere il consumo dei nostri prodotti, la sicurezza alimentare, valorizzando anche la sostenibilità ambientale».


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