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(Adnkronos)

“La fiducia non deve venir meno però il messaggio deve essere chiaro: le persone anziane devono uscire di casa il meno possibile visto che per loro la vaccinazione è slittata di qualche settimana. Il virus sta circolando. Devono avere ancora pazienza. Io credo che tutti noi dovremo portare la mascherina almeno fino al prossimo autunno. Tutto dipenderà dalla percentuale di italiani vaccinati”. Così Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, che in un’intervista a Corriere della Sera aggiunge: “Oltre ai vaccini, che speriamo saranno resi disponibili in maniera sempre maggiore, molte aspettative sono riposte negli anticorpi monoclonali, farmaci capaci di fermare la progressione della malattia almeno per due tre mesi se dati precocemente nei primi giorni del contagio alle persone che rischiano le conseguenze più severe dal Covid-19, a partire da anziani affetti da altre patologie. Si è visto che questi anticorpi artificiali riducono in modo significativo i ricoveri in ospedale e la mortalità. Quelli prodotti dall’americana Eli Lilly, in parte in uno stabilimento a Latina, devono essere approvati dall’agenzia europea Ema. Anche l’Italia sta lavorando su un monoclonale molto potente, messo a punto dal gruppo di Rino Rappuoli”.

I ritardi nella consegna dei vaccini “andavano messi in conto – secondo Le Foche – Questi vaccini sono stati sviluppati a velocità record ed è normale che ci siano ora difficoltà organizzative da parte delle aziende farmaceutiche. Non sono pillole che si possono produrre ovunque. Servono impianti specializzati, attrezzati di bioreattori. Non c’è spazio per l’improvvisazione. Qualcuno suggerisce di riconvertire aziende, ma ci vorrebbero mesi. Le dosi servono adesso”.

Quanto alle varianti del virus, aggiunge, “la situazione è stata ben spiegata dal direttore della prevenzione, Giovanni Rezza. I vaccini sembrano efficaci contro le varianti inglese e sudafricana che potrebbero aver dato al virus una maggiore trasmissibilità. Restano dubbi sulla versione brasiliana del Sars-CoV-2. Potrebbe darsi, ma è tutto da dimostrare, che l’efficacia del vaccino sia ridotta, non annullata. È necessario avere un sistema di sorveglianza sulla circolazione di questi nuovi ceppi. Le mutazioni fanno parte della storia evolutiva dei virus”.



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