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Il Covid muta e la curva dei contagi s’impenna. Ma la distanza di un metro serve ancora a limitare la diffusione del virus? “Il metro di distanza è sempre stata una favola anche quando trattavamo casi legati al virus originario. Ora, ancora di più“. A dirlo è Giovanni Di Perri, virologo e responsabile del Reparto di Malattie Infettive dell’Amedeo di Savoia, nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa. “Non serve a niente stare ad un metro o un metro e mezzo di distanza se si sta con altre persone, al chiuso, senza l’utilizzo di dispositivi di protezione come le mascherine“, aggiunge l’esperto.

Le ”regole d’oro” valgono ancora?

Distanziamento sociale. Se non è questo il mantra anti-contagio per eccellenza, di certo, è una delle “regole d’oro” che sin dall’inizio dell’epidemia hanno spopolato tra virologi ed esperti di mezzo mondo. Fior fior di scenziati hanno dimostrato che le misure di “distanziamento sociale” riducono la diffusione virale spalmando i contagi su un arco temporale più lungo così da scongiurare l’eventualità di un picco epidemico massiccio. Ora, però, all’ombra delle nuove mutazioni, il famoso “metro” di distanza – 1,5 a dirla tutta – servirebbe a ben poco, specie se si è al chiuso. “Non serve a niente stare ad un metro o un metro e mezzo di distanza se si sta con altre persone, al chiuso, senza l’utilizzo di dispositivi di protezione come le mascherine. – spiega il professor Di Perri – Se noi stessimo in una stanza con le finestre chiuse di 60 metri quadrati per otto ore con altre persone, il rischio sarebbe elevatissimo indipendentemente dal distanziamento di sicurezza. In particolare se non usassimo delle protezioni. Idem su un tram, a scuola, in auto, in ufficio o in un qualunque luogo al chiuso. Ecco perché la mascherina ci salva e salva gli altri da noi. I pericoli, ovviamente, verrebbero quasi azzerati utilizzando le mascherine“. Dunque, le mascherine restano l’unica ancora di salvezza. Ma quali ci mettono al sicuro dal virus?

Mascherine: quali scegliere?

Qualche giorno fa, il Corriere della Sera ha rivelato che un’altissima percentuale delle mascherine attualmente disponibili sul mercato, prodotte perlopiù in Cina, non sono a norma. Test di laboratorio hanno evidenziato che la maggior parte dei dispositivi in commercio non è in grado di filtrare neanche il repiro. Fatto sta che, al netto dei dati raccolti, le mascherine restano l’unico scudo contro il Covid. Ma quali sono le più affidabili? Non ha dubbi il virologo Di Perri: “Dobbiamo utilizzare quelle filtranti. Le FFP2 e le KN95: sono in grado di filtrare fino al 95% delle particelle al di sotto di 0,3 micron. Una capacità di filtraggio, dunque, molto elevata. – spiega – Quelle chirurgiche, invece, proteggono meno, quindi le sconsiglio. Per non parlare di chi utilizza quelle in cotone o di altro materiale. Detto ciò, più ci si protegge le vie aeree meglio“.

Variante inglese e vaccini

La curva dell’epidemia, dopo un periodo di relativa quiete, è tornata ad impennarsi. Complici le numerose varianti in cirolazione (quella inglese e africana al di sopra di eventuali altre), i casi di infezione hanno raggiunto quota 22.845 nella giornata di giovedì 4 marzo. C’è da preoccuparsi? Come ci si può proteggere? “Con un atteggiamento ossessivo. – afferma il virologo del Savoia – Chi ha figli li sottoponga regolarmente al tampone ed evitiamo soprattutto le cene in casa con amici. E’ lì che si annida il pericolo“. Resta però il rebus dei vaccini: sono efficaci anche contro le nuove mutazioni? L’esperto rassicura: “Per fortuna rispondono a quella inglese. Abbiamo visto che c’è una buona risposta con AstaZeneca e Pfizer. Piuttosto preoccupa un po’ di più la variante sudafricana. In questo caso non abbiamo risposte certe e definitive“.


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