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Per la quinta settimana consecutiva aumentano a livello nazionale i nuovi casi settimanali (+27%) con una media giornaliera più che quadruplicata se si confrontano i 2.456 contagi che si registravano il 15 ottobre con i 9.866 registrati il 23 novembre. Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 17-23 novembre 2021, rispetto alla precedente. L’aumento interessa, con ampie variazioni, tutte le regioni salvo la Basilicata e trascina verso l’alto le curve sul fronte ospedaliero: i ricoveri con sintomi crescono del 15,8% (4.597 rispetto a 3.970) e le terapie intensive del 16,4% (560 rispetto a 481).

Sono ben 18 le Province italiane che registrano oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Trieste (674), Gorizia (492), Bolzano (442), Forlì-Cesena (311), Padova (274), Rimini (249), Aosta (248), Ravenna (214), Treviso (213), Venezia (213), Vicenza (200), Pordenone (186), Udine (183), Fermo (172), Ascoli Piceno (166), Belluno (162), La Spezia (162) e Imperia (160). Il dato è da prendere seriamente perché: «Quando l’incidenza supera i 150 casi per 100mila abitanti – commenta Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – gli amministratori devono decidere eventuali restrizioni mirate per arginare la diffusione».

Inoltre, a livello nazionale, al 23 novembre, il tasso di occupazione è dell’8% in area medica e del 6% in area critica, con notevoli differenze regionali: per l’area medica superano la soglia del 15% Provincia Autonoma di Bolzano (16%) e Friuli-Venezia Giulia (18%) che con il 14% supera anche quella del 10% per l’area critica. «Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – continuano ad aumentare: la media mobile a 7 giorni è passata da 38 ingressi della settimana precedente a 48».

Invece, per quanto riguarda la campagna vaccinale, nelle ultime 2 settimane il numero dei nuovi vaccinati si è stabilizzato intorno a 127 mila, un numero che, seppure esiguo, dimostra che esiste ancora la possibilità di convincere gli indecisi.

«Degli oltre 7 milioni di persone non vaccinate, tuttavia – precisa Gimbe – si muovono troppo lentamente due fasce che preoccupano: da un lato 2,62 milioni di Over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, dall’altro 1,2 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole. 


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