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(Adnkronos)

Vaccinare entro l’estate 2021 il 70% dell’intera popolazione adulta, ed entro marzo almeno l’80% degli ultraottantenni e l’80% dei lavoratori della sanità. Sono gli obiettivi dettati agli Stati membri dell’Ue dalla Commissione europea per la profilassi anti-Covid. L’Italia ce la farà? “Abbiamo il vaccino e potremo provarci, ma chiaramente non è così facile”, secondo Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco e dell’università Statale di Milano. “Di preoccupazioni ce ne sono, sono palesi, sono evidenti”, dichiara l’esperto all’Adnkronos Salute.

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Lo specialista non vuole entrare nel merito dei ritardi registrati nella consegna di vaccini Pfizer/BioNTech, né delle cause di questo rallentamento. “Sono informazioni che non attengono certo al mio ambito di conoscenza”, afferma. Ottimista o pessimista? “Vogliamo avere l’ottimismo della volontà”, dice il medico ricorrendo a un motto gramsciano a lui caro, “pessimismo della conoscenza, ottimismo della volontà”. Ma “l’ottimismo della volontà va certamente aiutato”, osserva l’infettivologo. “Ribadisco, ad esempio: perché dobbiamo vaccinare subito 2 milioni di italiani già infettati” dal coronavirus Sars-CoV-2 e guariti, “che magari risulterebbero anche 4 milioni se facessimo qualche test in più?”.

A chi gli chiede se ha fatto presente questo problema alle Istituzioni, formalmente, Galli risponde che, “avendo dirette conoscenze di una serie di persone, ho significato loro con chiarezza e una certa decisione la mia opinione. Ricevendo come riscontro da alcuni assoluto accordo, da altri allarmata attenzione, da altri ancora l’atteggiamento ‘vabbè, intanto cominciamo a vaccinare e poi vedremo’, che francamente non approvo”.



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