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(Adnkronos)

“Che la variante inglese di Sars-CoV-2 è il problema del Veneto non si può dire così. Bisognerebbe dimostrarlo e l’unico modo è provare che la maggior parte dei campioni prelevati sui nuovi pazienti positivi hanno la variante. Trovarla occasionalmente non vuol dire niente. Se ci sono questi dati non lo so, io non li ho visti. Posso solo dire che nel mio laboratorio fra tutte le varianti che ho analizzato la variante inglese non c’è, non l’abbiamo mai rilevata. Ma se il problema fosse questa variante allora dovremmo bloccare tutto il Veneto, altro che zona rossa”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è il virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino.

“In tutto il mondo ci sono giornalmente varianti che vengono identificate – chiarisce Crisanti – Ma io dico una cosa: abbiamo bloccato tutti i voli con il Regno Unito e imposto misure durissime per bloccare la dispersione di questa variante. Se adesso la stessa variante è il problema principale del Veneto dovremmo bloccare anche tutto il Veneto e imporre restrizioni enormi anche qui, altro che zona rossa. Si guardi a cosa succede in Inghilterra”. L’esperto dell’università di Padova è scettico. A sollevare il dibattito sono state le parole del governatore veneto Luca Zaia che ha chiamato in causa la variante Gb come ‘fattore X’ che avrebbe fatto impennare i contagi.

Questa variante spicca rispetto alle altre perché “sembra essere più contagiosa e, diffondendosi in misura maggiore, porta anche numericamente più ricoveri in rapporto. Ma – osserva ancora Crisanti – se ci fosse la variante inglese in una zona gialla, altro che 3mila casi al giorno. Io ritengo che il problema qui sia stato proprio questo: le misure previste per la zona gialla non funzionano, non sono abbastanza efficaci in termini di contenimento della diffusione del virus”.

“Penso che sia la cosa giusta” ipotizzare un meccanismo che faccia scattare automaticamente la zona rossa con l’innalzamento dei contagi di Sars-CoV-2 sopra un certo numero, dice Crisanti facendo riferimento a quella che sarebbe la proposta dell’Istituto superiore di sanità (Iss) su una stretta dei criteri in base ai quali far partire una zona rossa e le relative chiusure. Lo specialista reputa necessaria una scelta del genere, spiega all’Adnkronos Salute, e anzi aggiunge che “la soglia di 250 nuovi contagi per 100mila abitanti” prospettata come limite oltre il quale ci sarebbe l’ingresso della regione in zona rossa “è un po’ troppo alta, a mio avviso”.

“Io l’avrei abbassata a 50 casi per 100mila abitanti, lo dico sinceramente”, evidenzia l’esperto ponendosi più su una linea simile a quella seguita da altri Paesi, come l’Australia, dove subito alla comparsa di un numero non particolarmente elevato di casi è stato disposto un lungo lockdown, o come diversi Paesi orientali che stringono le misure ai primi contagi.



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