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Avete abbassato le soglie per l’ingresso nelle aree di rischio di 0,25%. È una soglia sufficiente?
«Il Cts non ha abbassato le soglie. Questi sono aspetti che competono alla componente politica e sarà il governo a decidere. Il Cts ha rilevato che i numeri stanno tornando a salire e che tre regioni presentano già un Rt superiore a 1 ed altre tre lo sfiorano».

Si parla di istituire una zona bianca, secondo lei quale dovrebbe essere la soglia?
«È prematuro parlare di soglie. Condivido però l’idea di prospettiva che deve avere il Paese verso il ritorno a una certa normalità. Con questi numeri, però, mi sembra francamente troppo precoce pensare a caratterizzare le zone bianche adesso».

I governatori chiedono di rinviare il ritorno nelle scuole. È d’accordo?
«Il Cts si è sempre espresso in maniera molto netta sul ritorno a scuola in presenza. Abbiamo acquisito dal Centro europeo per il controllo delle malattie un documento che dimostra in maniera inequivoca come all’interno delle classi non ci sia un aumentato rischio di contagio. Le scuole, quindi, sono sicure».

E allora perché non si riparte?
«Le problematiche sorgono prima e dopo: dai trasporti da e per le scuole, alle attività post scolastiche, alla libera socialità degli studenti dopo le lezioni in classe. Sono stati organizzati tavoli presso le prefetture per la soluzione delle questioni locali, le grandi città presentano problematiche diverse rispetto alle realtà più piccole. È giusto che gli ambiti locali possano decidere in maniera più puntuale sulla riapertura o l’ulteriore attesa per la risoluzione delle criticità. La vera preoccupazione, come continuo a sottolineare da tempo, non è riaprire le scuole, ma continuare a tenerle aperte».

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A che cosa è dovuta questa lentezza nella campagna vaccinale?
«Alcune Regioni sono state rapide fin dall’inizio, mentre altre non sono ancora partite. La campagna vaccinale durerà alcuni mesi solo se si riuscirà a mantenere un ritmo sostenuto nelle somministrazioni dei vaccini. È una maratona, non uno sprint».

Che cosa vuol dire?
«Bisogna fare i conti con le diverse realtà regionali che ancora oggi mostrano velocità differenziate nella gestione emergenziale del contrasto al Covid-19, di cui il programma vaccinale è un aspetto non secondario. Forse la pianificazione nazionale doveva tenere conto di questa disomogeneità».

5 gennaio 2021 (modifica il 5 gennaio 2021 | 07:11)

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