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Sulla variante Omicron che si sta diffondendo in Europa e nel resto del mondo ma che non desta maggiori preoccupazioni rispetto alla variante Delta, scopriamo ogni giorno qualcosa di più. Ad esempio, come si è originata ma soprattutto da chi.

“Intra-host evolution”: ecco come è nata Omicron

Come ci siamo occupati sul Giornale.it, le 32 mutazioni fatte sulla proteina Spike la rendono senz’altro contagiosa ma ci vuole altro tempo per saperne di più. “A livello genomico non abbiamo ancora dati certi. Il centro genomico del Sud Africa sta facendo sequenziamenti oltre ad utilizzare un modello tridimensionale per vedere come si comportano le mutazioni. Vero è che sembra essere più contagiosa della Delta ma loro lo dicono epidemiologicamente, non ancora molecolarmente. Epidemiologicamente perché la trovano nell’80% dei campioni che hanno sequenziato. Da qui, probabilmente, è più contagiosa della Delta stessa ma ci vogliono dati scientifici ancora più certi“, spiega chiaramente al Giornale.it il Prof. Massimo Ciccozzi, tra i più esperti epidemiologi italiani e direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma.

Ma quali sono le ipotesi sull’origine di Omicron? “Fare tutte insieme le mutazioni sulla proteina Spike, così, in uno stesso ceppo, mette in giro la voce che il virus potrebbe essere mutato all’interno di una persona immunocompromessa dove c’è stata un’evoluzione intraospite, per cui il virus ha fatto tutte le mutazioni che già sapeva fare. Inizialmente ci saranno stati dei cluster abbastanza controllati, man mano poi ha infettato tante altre persone iniziando la diffusione a livello sudafricano“, ci dice l’esperto. Ecco cos’è “intra-host evolution“, cioé l’evoluzione all’interno dell’ospite facendo tutte le mutazioni in una sola persona con il sistema immunitario debilitato. In qualche modo, sottolinea Ciccozzi, il virus è stato forzato, aiutato, a fare tutta una serie di mutazioni che normalmente può sviluppare sulla proteina Spike come quelle che abbiamo già conosciuto ed osservato dalle altre varianti. “Altre origini non sono ancora note ma potrebbe essere una cosa di questo genere“.

Da qui nasce il dubbio sui vaccini: saranno ancora efficaci? La risposta è sì e la notizia arriva da Israele dove i primi dati mostrano che con 3 dosi di vaccino Pfizer si è protetti dalla variante Omicron come ha affermato il Ministro della Sanità israeliano Nitzan Horowitz. “Nei prossimi giorni avremo informazioni più precise sull’efficacia del vaccino ma le prime indicazioni mostrano che coloro che hanno un richiamo sono molto probabilmente protetti contro questa variante“, ha affermato Horowitz.

La verità sui vaccini: perchè non sono stati “aggiornati”

A proposito di vaccini, da quasi un anno sentiamo dire che quelli ad Rna messaggero, per intenderci Pfizer e Moderna, possono essere modificati ad uso e consumo delle nuove varianti per combatterle efficacemente. Bene, ma come mai allora da molti a mesi a questa parte, dopo la comparsa della variante Delta (prima ancora con la famosa variante inglese) che è il ceppo più contagioso del Covid-19, le aziende farmaceutiche non hanno pensato ad “aggiornare” i loro sieri e lo stanno facendo soltanto adesso che è comparsa Omicron? Perché in questi 10-11 mesi non è stato fatto nulla? “Anche io mi sono posto questa domanda è non ho trovato una risposta – ci dice il Prof. Ciccozzi – specialmente sulla variante Delta, il tempo per poterlo fare c’è stato. È una risposta che non saprei dare ma è la stessa domanda che mi faccio“. Per modificare i vaccini sono necessari circa 3 mesi, per l’esattezza una media di 100 giorni, ecco perchè suona strano quanto accaduto con la variante Delta.

Cosa c’è di vero sul Covid in Giappone

Recentemente, sul Giornale.it ci siamo occupati anche del “caso Giappone”, dove il virus si starebbe auto-estinguendo a causa di un suo “errore” nella mutazione di una proteina che lo rende particolarmente innocuo e poco contagioso. Prova ne è il fatto che a Tokyo ci siano una decina scarsa di casi al giorno su 14 milioni di abitanti e in tutto il Giappone poche centinaia. Come mai lo stesso virus si comporta diversamente in base al Paese in cui circola? “Questa è una teoria giapponese che a livello evolutivo può anche avere un senso perché il virus fa tante mutazioni fino a quando arriva ad un punto in cui non si replica più. Normalmente, però, le mutazioni deleterie per la sopravvivenza del virus stesso è abituato a perderle o a sostituirle“. Da qui la perplessità dell’epidemiologo italiano. “Io non ho trovato nessun dato scientifico che me lo dimostri“, sottolinea. Potrebbero esserci altri motivi, quindi, rispetto il basso numero di contagi giapponesi. “Perché si sono vaccinati, perché sono stati molto attenti, portano costantemente la mascherina da anni che è un altro elemento importante insieme alla vaccinazione. Loro stanno facendo un grandissimo lavoro con entrambe le cose, credo meno all’autodistruzione del virus“. I dati giapponesi, quindi, avranno bisogno di evidenze scientifiche pubblicate per poterne discutere: quelle dei ricercatori giapponesi, al momento, rimangono soltanto delle ipotesi.

Perché in Europa è quasi impossibile che “nasca” una nuova variante

Il timore, spento sul nascere dall’esperto, è che in Paesi come l’Europa dall’oggi al domani possa spuntare una variante più contagiosa di Delta e Omicron: per fortuna, però, non ci sono le condizioni affinché possa accadere a differenza di quanto accaduto in Sud Africa. “Grazie al Cielo, noi abbiamo un altissimo tasso di vaccinazioni, mentre in Sud Africa e nei paesi africani ci sono sacche endemiche a causa del basso numero di vaccinati. Da noi non succederà mai una cosa del genere“. Se da un lato siamo contenti, dall’altro però le paure e i timori che da qualche parte nel mondo potesse svilupparsi una variante più contagiosa si sono realizzati, e questo perchè molti Stati non ragionano ancora dovrebbero fare. “È l’insana abitudine a non ragionare in termini di sanità globale. È una pandemia globale e dobbiamo ragionare in questi termini: non esiste che ci siano paesi che si vaccinano all’80% e altri al 10%, basti vedere Balcani ed est Europa“, sottolinea Ciccozzi.

Il problema del sequenziamento italiano

Perché in Italia, dopo quasi due anni di pandemia, il sequenziamento è ancora così basso? La risposta è sempre la stessa. “Perchè non abbiamo creato una rete di sequenziamento genomico come si deve, una rete come quella inglese o quella sudafricana che è nettamente superiore alla nostra, hanno macchinari di un certo tipo perchè hanno investito soldi, cosa che noi non facciamo. Noi non investiamo nella ricerca“, afferma.

Così si combatte Omicron

Insomma, alla fine della fiera, la variante Omicron ci riporta sull’attenti ma non perché sia più letale, semplicemente perchè il Covid non ne vuole sapere ancora di sparire e bisogna prestare la massima attenzione. Il vaccino è stato creato per eliminare i sintomi gravi della malattia perché anche da vaccinati ci possiamo contagiare. “In ogni caso, contro Omicron abbiamo un’arma che dobbiamo continuare ad usare fino a che questo non diventa un virus endemico: la mascherina. Con la mascherina non passa nemmeno la variante Omicron, non passa nulla“, conclude. Attenzione, però: Ciccozzi ci dice che la ffp2 protegge noi e gli altri, quella chirurgica gli altri, non noi stessi. In base all’ambiente in cui ci si trova, quindi, sarà molto importante anche il mezzo con cui scegliamo di proteggerci.



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