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Roma, 19 gen. (Adnkronos)

“Sono rientrato da Shanghai in Abruzzo, seppur non definitivamente, lo scorso luglio per aprire, a ottobre scorso, un ristorante a Pretorio, proprio vicino a Guardiagrele. Dopo due settimane, a causa del decreto, ho dovuto temporaneamente chiudere ma dopo quello che ho passato in Cina durante il periodo del lockdown non mi sono scoraggiato e anzi sto aprendo un nuovo locale proprio a Guardiagrele, nella villa comunale. Sarà una gastronomia di cucina asiatica con influenza abruzzese, contiamo di essere pronti tra un paio di settimane. Io pazzo? Me lo dicono in molti, incluso il mio commercialista, ma la mentalità è diventata cinese ormai, non mi scoraggio mai”. E’ il racconto all’Adnkronos di Bruno Ferrari, chef stellato che pare rincorrere il virus, suo malgrado. In Cina prima, dove gestisce il primo e unico ristorante abruzzese, a Guardiagrele poi, il paese in provincia di Chieti dove è nato e balzato agli onori delle cronache per i 111 cittadini contagiati dalla variante inglese.

Il suo ristorante a Shanghai, dove vive da 6 anni, si chiama non a caso Parco della Majella ed è entrato nelle lodi della guida Michelin locale di quest’anno. “Ero lì quando il 20 dicembre 2019 venne annunciato il primo lockdown a Wuhan, ancora prima che l’emergenza diventasse nazionale – racconta Bruno Ferrari – Cinque giorni prima ero proprio lì per lavoro, fortunatamente sono risultato negativo. Il 25 gennaio ho chiuso il ristorante per tre mesi e mezzo, ho passato oltre 36 giorni chiuso in casa, in quel periodo ho approfittato per organizzare il locale in Italia, tutto via Skype, ho firmato da remoto il contratto senza nemmeno vederlo di persona. Nella mia Guardiagrele ora ci vivo e sinceramente questa paura non la percepisco – spiega – Oltretutto, da quello che vedo, il sindaco sta facendo un buon lavoro, anche con questo screening di massa, e anzi tutti i servizi del Comune sono sempre efficienti”. (di Silvia Mancinelli)



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