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Nonostante i divieti imposti dalla zona arancione, erano partiti sabato, si erano fermati a dormire in un ostello in Val Seriana (Bergamo) e in serata sarebbero dovuti tornare a casa, a Milano. Invece sono morti nella tarda mattinata di ieri, nell’arco di pochi secondi, uno dopo l’altro, mentre affrontavano con altri due amici un percorso montano isolato e piuttosto impervio tra le province di Bergamo e Brescia. E proprio davanti alla loro bambina di 5 anni che speriamo non abbia capito e non possa conservare mai il ricordo preciso di averli persi entrambi così in maniera irrimediabile, definitiva, durante una giornata che doveva essere di svago e gioia per tutta la famiglia.

Prima è toccata a lei, alla madre, Valeria Coletta, una 35enne che lavorava per una finanziaria. La giovane donna, dopo essere scivolata su una lastra di ghiaccio accanto a un canale ghiacciato dove poco prima c’era stata una slavina, è precipitata in un dirupo; il marito, Fabrizio Marchi, 40 anni, dipendente di un’azienda farmaceutica, l’ha seguita immediatamente dopo, cadendo anche lui per oltre duecento metri nel tentativo di salvarla.

La tragedia è avvenuta poco prima delle 13 sul monte Vareno, tra i territori dei comuni di Castione (Bergamo) e Angolo Terme, nel Bresciano. Il gruppo stava facendo una passeggiata tra il Vareno e Scanapà.

A lanciare l’allarme, anche se ormai non c’era più nulla da fare, è stata una coppia di amici dei due che sono rimasti impietriti e impotenti davanti a quella tragedia consumatasi sotto i loro occhi e insieme alla figlioletta dei loro amici.

Quando sul posto sono arrivati i tecnici del soccorso alpino di Breno e Clusone e i vigili del fuoco, oltre ai carabinieri e al Corpo volontari Presolana, i volontari non hanno potuto che iniziare l’operazione di recupero dei cadaveri, riportati quattro ore più tardi a Milano dove la piccola è stata affidata ai nonni e nei prossimi giorni verranno celebrati i funerali.

Marchi e la moglie conoscevano bene la zona dove sono morti e sembra che la frequentassero da anni, che fossero una sorta di habitué. Nel momento della tragedia stavano percorrendo un sentiero che li avrebbe portati al «Salto degli sposi», un belvedere poco lontano dal Passo della Presolana e che deve il suo nome proprio da un altro doloroso fatto di cronaca consumatosi da queste parti, il suicidio di una coppia che nell’Ottocento si gettò da lì nel vuoto, in un ultimo abbraccio.


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