Seleziona una pagina
Condividi

La notizia sembra buona: i 7.925 nuovi casi di Covid-19 registrati ieri sono il dato più basso degli ultimi tre mesi e mezzo. Meglio si era fatto soltanto il 14 ottobre con 7.332. Ma quando si confrontano i tamponi positivi con quelli effettuati, che sono pochi a causa del rallentamento domenicale (appena 75.751, noi continuiamo a contare soltanto quelli molecolari), il tasso positività risale oltre il 10 per cento (10,46) come mai era successo nelle ultime due settimane e con il dato peggiore dal 10,74 per cento del 14 gennaio. Insomma, dati in chiaroscuro, a cui fanno coro una nuova rusalita del numero di morti (329 contro i 237 di domenica) e un peggioramento della situazione negli ospedali, con 22.512 ricoverati (+201), che sono la somma dei 20.260 nei reprati ordinari (+164) e dei 2.252 in terapia intensiva (+37). Un simile aumento dei malati più gravi non si verificava dal 18 gennaio.

Se poi allarghiamo lo sguardo all’ultima settimana, ci accorgiamo che nel periodo 26 gennaio-1° fennraio ci sono stati 85.635 nuovi contagi, vale a dire lo stesso numero della settimana precedente (19-25 gennaio) quando erano stati 85.301. I nuovi contagi nell’ultima settimana sono stati 143,58 ogni 100mila abitanti, con la provincia autonoma di Bolzano fuori controllo (691,27) e dietro Friuli-Venezia Giulia (260,65), provincia autonoma di Trento (244,03), Umbria (236,62) ed Emilia-Romagna (182,41).

Tra le buone notizie va certamente catalogato lo studio dell’Istituto superiore della sanità che registra una decisa contrazione della letalità del Covid-19 nella seconda fase dell’epidemia, passata dal 6,6 per cento di marzo-maggio al 2,4 per cento nella seconda fase, anche se tra giugno e settembre il dato è stato dell’1,5 per cento. Va anche detto che questo indice è influenzato dal fatto che nella prima ondata l’accessibilità rallentata ai test diagnostici e la diversa distribuzione geografica dei casi potrebbero aver fornito un dato distorto. Secondo il report tra i casi confermati diagnosticati fino a ottobre, la percentuale di decessi standardizzata per sesso ed età (il cosiddetto «Case Fatality Rate») è stata complessivamente del 4,3 per cento.

La maggiore preoccupazione per la diffusione del virus riguarda attualmente le varianti «esotiche». Che hanno spinto il ministero della Salute a emanare una circolare in cui si raccomanda di sequenziare almeno circa 500 campioni selezionati casualmente ogni settimana a livello nazionale tra una serie di categorie compresi gli individui in arrivo da paesi con alta incidenza di varianti SARS-CoV-2. L’isolamento virale delle varianti «deve essere effettuato nei laboratori P3 (livello di biosicurezza 3) per prevenire la diffusione accidentale di una variante attraverso l’esposizione in laboratorio». Fondamentale, sottolinea il ministero nella circolare a firma del direttore generale Prevenzione Gianni Rezza, «implementare le attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi COVID-19 sospetti per infezione da variante e dei casi COVID-19 confermati, in cui il sequenziamento ha rilevato la presenza delle specifiche mutazioni che caratterizzano una determinata variante».


Fonte originale: Leggi ora la fonte


Condividi