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(Adnkronos)

Svolta in un delitto di camorra a distanza di 21 anni grazie a frammenti di Dna. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea nei confronti di quattro persone ritenute gravemente indiziate di omicidio pluriaggravato in concorso. Si tratta dell’omicidio di Luca Famiano, ucciso nel 1996.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Dda, l’omicidio è stato realizzato al fine di agevolare i clan Piccolo-Letizia di Marcianise e Perreca di Recale e si inquadra nell’ambito della cruenta faida che, al fine di stabilire il predominio criminale su Caserta e comuni limitrofi, ha visto fronteggiarsi per oltre un ventennio, dal 1986 al 2007, il gruppo Belforte alias ‘Mazzacane’, di estrazione cutoliana, e il gruppo Piccolo-Letizia alias ‘Quaqquaroni’, confederato con il clan ‘Perreca’ di Recale.

Famiano sarebbe stato ucciso perché era transitato dal clan Piccolo-Perreca a quello rivale dei Belforte. Secondo quanto ricostruito, un gruppo di persone, incappucciate e armate di pistole e mitra, intorno alle ore 8 del 31 luglio 1996 tesero un agguato a Famiano mentre, in macchina con la sua convivente, si trovava nei pressi della propria abitazione a Caserta. Era seguito a ruota da un’altra macchina su cui viaggiavano suo cognato, la fidanzata e due sue nipoti. I criminali fecero fuoco all’impazzata sulle auto con i mitra e le pistole, causando la morte di Famiano e il ferimento grave delle sue nipoti.

Dopo il raid fu trovata, abbandonata, l’auto nella quale viaggiavano i killer e al suo interno furono sequestrati numerosi oggetti tra i quali passamontagna, guanti, munizioni. Sono stati successivamente trovati due dei mitragliatori impiegati per l’agguato, mentre teli di spugna e un passamontagna furono trovati all’interno dell’appartamento disabitato dal quale erano usciti i killer per effettuare l’agguato.

La svolta decisiva per le indagini è arrivata grazie ai più recenti progressi tecnologici nel campo della genetica forense: è stato infatti possibile estrapolare frammenti di Dna su alcuni campioni biologici rinvenuti sugli effetti personali sequestrati nell’appartamento e nella macchina.

A distanza di oltre 21 anni dai fatti è stato accertato che il Dna isolato corrisponde a quello di due dei quattro soggetti destinatari della misura. L’integrazione del dato scientifico ha rafforzato il quadro accusatorio nei confronti degli esecutori materiali e del mandante.



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