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Carlo Sorrentino, 45 anni, contitolare della boutique di ottica «Good Look» in via Incisa ad Asti con Carlo Belvisi, è l’ideatore di FestivaLieve. Negli anni scorsi ha sperimentato l’organizzazione di eventi culturali con il festival «Indulgence».

Come vive la vigilia di questa nuova esperienza?
«È una situazione abbastanza adrenalinica, ma con una certa serenità. Ero più agitato per Indulgence. Ma qui c’è una squadra con cui ho costruito questo festival per la città, come forma di restituzione del bene che Asti ha voluto a Good Look in questi 9 anni di attività, soprattutto in un periodo come quello del Covid. Ho voluto qualcosa che facesse bene alla città, al di là dei risultati immediati».

Perché si è ispirato alla leggerezza di Italo Calvino?
«Ho sempre visto la leggerezza come una caratteristica importante delle cose. Non è frivolezza, ma saper cucinare con ingredienti che non risultino indigesti. Non credo che la cultura debba essere qualcosa di pesante o riservato a certe elite. L’importante è seminare, se qualcosa resta o cresce è un successo. La leggerezza è una necessità: abbiamo ospiti e argomenti che sono tutt’altro che frivoli. Abbiamo voluto un grado di cultura importante perché ci interessa l’elevazione».

Che cosa significa cultura per lei?
«La cultura è erotismo, nel senso classico: piacere di fare le cose che piacciono. Per me è la possibilità di far diventare realtà emozioni, sensazioni e idee e dare condivisione di queste percezioni ad altri. Significa portare qualcosa al mondo, secondo modi e contenuti. Nietzsche diceva che arte è scienza e tecnica espresse a livello personale, con innovazione. Si va a teatro o a un concerto perché si riconosce all’artista una serie di requisiti che lo definiscono come tale. Questi sono un insieme di tecnica e trasmissione di emozioni personali, che arrivano a tutti».

E fare cultura ad Asti?
«Vuol dire mettere le mani in pasta, buttare il cuore oltre l’ostacolo. Noto un grado di chiusura tra le persone che fanno cultura, oltre alle difficoltà burocratiche. Qui la cultura non fa rete e c’è un alto tasso di competitività, in una situazione in cui si fanno pochi investimenti. Per me è anche un piacere, stare su fino alle 2 di notte e spingi per organizzare. Ci metto il cuore perché mi interessa elevare me stesso e la città».

Che cosa servirebbe secondo lei?
«Non so se manchi qualcosa ad Asti. Ci sono realtà che operano molto bene, forse un po’ chiuse in se stesse, non aperte a nuove proposte o esigenze. Servirebbe il confronto e il dialogo costruttivo. Serve anche molto coraggio. A riprova delle difficoltà che si incontrano qui, mi avvalgo di una squadra che non è astigiana, pur avendo fatto proposte a tante persone e realtà».

Come sono stati scelti gli ospiti del festival?
«Siamo partiti dall’idea principale della leggerezza calviniana. Poi ci sono relazioni personali costruite negli anni che hanno prodotto il palinsesto. La mia preoccupazione era di fornire un cartellone che si posizionasse subito in un certo modo per la città, senza bare a vincoli che potevano abbassare il livello dell’offerta. Così ho invitato figure di livello nazionale che facessero da traino per realtà meno conosciute».

A chi si rivolge FestivaLieve?
«A una platea più ampia possibile. Per questo abbiamo coinvolto molto i giovani. Va detto che quando abbiamo iniziato a lavorarci, ad aprile, c’erano altre restrizioni causa pandemia. Abbiamo scommesso sul fatto che gli italiani si sarebbero comportati bene e per ora abbiamo avuto ragione. Ora cerchiamo di far passare una brezza nuova per la città».  

Il programma

Festivalieve entra nel vivo oggi con due appuntamenti. Alle 18,30 al Palco 19 si parlerà di «Donne per le donne. Esperienze al femminile». Moderato dal giornalista Giovanni Terzi, l’incontro dedicato alla 22ª Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne avrà come protagoniste Simona Ventura, le assessore regionale alle Pari opportunità Chiara Caucino e comunale Elisa Pietragalla, l’assessora comunale alle manifestazioni Loretta Bologna, le presidenti dell’Unione Industriali di Asti Paola Malabaila e dell’Ente Fiera Internazionale del tartufo bianco d’Alba, Liliana Allena.

Alle 21 si parlerà invece di calcio e sport ascoltando le testimonianze di grandi atleti. Ospite sarà Gianluca Zambrotta, campione mondiale nel 2006, che dialogando con il giornalista Davide Chicarella, racconterà della sua esperienza sportiva e umana. Biglietti: 2 euro, disponibili da «Good Look» in via Incisa 8, tabaccheria «Il Cerino» di corso Don Minzoni 104, e al Palco 19; on-line su www.ciaotickets.com.

Domani il programma si apre alle 10,30 con «Oh my god» di Chapitombolo, la scuola di circo di Asti (ingressi: 3 euro). Alle 15 seguirà l’incontro «Dialogo sul design» con Armando Milani (ingresso gratuito senza prenotazione). Alle 18,30 sarà la volta dei Legolize, Samuele Rovituso, Mattia Marangon e Pietro Alcaro, i tre studenti del Politecnico di Torino che creano vignette fulminanti utilizzando i personaggi del Lego postandole poi sui social (ingressi 3 euro). In serata ci sarà la festa «Aspettando il 27», dj set con Fernanda Lessa (ingressi 12 euro, 8 donne). Sabato il festival ospiterà Antonio Carparica (alle 11,30), Vittorio Sgarbi (15), Dario Vergassola e Massimo Morini (17), Il Teatrino (18,30) e Leonardo Manera (21,30). Domenica chiusura con Burattinarte (alle 16), Luca Beatrice e Andrea Cerrato (16,30), Tredici Pietro (18,30) e Cristiano Militello (21).

Dettagli su www.festivalieve.com.

Omaggio a Lele Luzzati


Immagine da “Genova Sinfonia della Città”

 

È stato il primo passo di FestivaLieve, con il concerto di Miriam Meghnagi accompagnata dal chitarrista Nicola Puglielli e la testimonianza di Sergio Noberini, presidente di Lele Luzzati Foundation. Prosegue fino al 19 dicembre la mostra «Luzzati, Calvino e il concetto di levità» allestita a Palazzo Ottolenghi (ingresso gratuito, orari: venerdì 15,30-18,30, sabato, domenica e festivi 10-18,30).

L’esposizione fa parte delle iniziative realizzate da Casa Luzzati, che ha sede a Palazzo Ducale a Genova, nel centenario della nascita del grande artista genovese. Disegnatore, illustratore, pittore, ma anche grande scenografo e autore di film di animazione poetici e originali, due volte nominati agli Oscar. Un autore che ha avuto stretti legami con l’Astigiano. Il primo è dovuto alla frequentazione della nonna, Rachele Sacerdote Luzzati, che viveva in corso Dante. Poi quello legato alle contingenze della guerra, con Calosso: lì fu sfollato da giovane, ospite di parenti. Occasioni più piacevoli sono state legate al Palio di Asti: Luzzati realizzò il logo ufficiale della corsa appena ripresa nel 1967. Sarebbe tornato come Maestro del Palio altre due volte, nel 1983 e nel 2005. Inoltre sue opere sono comprese nel patrimonio del parco artistico «Orme su La court» a Castelnuovo Calcea.

Nella mostra astigiana, che è collegata ad altre realizzate a Genova (una alle Poste, in relazione all’emissione di un francobollo celebrativo e una a Palazzo Ducale dal titolo «Sipari Incantati») sono presentate 33 tavole originali che Luzzati realizzò per illustrare le opere di Italo Calvino. Si va dalle fiabe italiane raccolte per Einaudi ai romanzi del trilogia degli «antenati», in particolare «Il Visconte Dimezzato» e «Il Barone Rampante». Sono disegni che manifestano tutta la potenza del segno di Luzzati, riferito al mondo infantile anche nella scelta apparentemente causale di pennarelli, pastelli a cera e matite colorate. In alcuni casi riportano ancora a matita le indicazioni per impaginatore e tipografo. In questo, come nella concezione dei disegni si manifesta sommamente la lievità di un autore passato attraverso gli orrori della guerra e il terrore della persecuzione razziale, che è però riuscito a sublimare le sue esperienze attraverso l’arte, mantenendo lo sguardo dell’innocenza infantile affiancato al divertimento della beffa nei confronti degli adulti, rappresentati dai potenti che vengono regolarmente gabbati dal protagonista di turno o dal destino. La mostra propone inoltre la proiezione di alcuni film di animazione, come quelli rossiniani («La gazza ladra», «L’italiana in Algeri»), il mozartiano «Flauto magico» e «Genova Sinfonia della Città», che svela, per dirla con Calvino, una «città invisibile» in cui Paganini suona De André.


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