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«Benno è tanto provato, piange, non per la situazione carceraria ma proprio per quanto accaduto» (parole dei suoi avvocati). Circostanza che può anche colpire su un piano della «mozione degli affetti», ma che non consente di fare alcun passo sul fronte giudiziario. Che poi – con tutto il rispetto umano per le lacrime dell’istruttore di fitness – è la sola cosa che interessa. In ballo c’è la sorte di due poveri cristi: i coniugi Neumair, entrambi insegnanti in pensione, genitori del 30enne palestrato Benno, i cui cadaveri dopo 26 giorni di ricerche non sono stati ancora trovati. Secondo l’accusa ad eliminare padre e madre facendone poi sparire i corpi sarebbe stato proprio il figlio. Per effetto di un raptus al culmine dell’ennesima lite? O in maniera studiata attraverso un progetto ben organizzato da tempo? La differenza non è da poco, considerato che, in caso di condanna, tra le due «fattispecie omicidiarie» la differenza è rilevante. Ma al momento il processo, pur se scontato, è ancora lontano dall’essere celebrato. Gli inquirenti infatti, per ora, hanno in mano solo una selva di indizi, ma nessuna prova schiacciante capace di incastrare del tutto il professor (non si è ancora capito bene se di Educazione fisica o Matematica) Benno Neumair. Mancano infatti i tre elementi decisivi per definire risolto il giallo dei «coniugi scomparsi» (sarebbe meglio dire ammazzati e fatti sparire): l’arma del duplice delitto (ma forse si è trattato di avvelenamento); i cadaveri delle vittime; la confessione del presunto killer. In assenza di questi tre pilastri, il castello accusatorio non rischia comunque di crollare ma sicuramente non ne viene rafforzato. E stante così le cose, non si vede perché Benno dovrebbe «dare una mano» agli inquirenti: collaborazione che lo porterebbe dritto all’ergastolo. A questo punto la strategia difensiva del silenzio è l’unica strada possibile. Almeno fino a quando i resti di Peter Neumair, 68 anni, e della moglie Laura Perselli, 63 anni, non torneranno alla luce dal buio in cui Brenno – sempre secondo l’accusa – li avrebbe scaraventati. E visto che dal fiume Adige non riemerge nulla, non si esclude che la dinamica finora più accreditata secondo cui il figlio avrebbe gettato in acqua dal Ponte di Vadena i cadaveri dei genitori possa addirittura essere un «depistaggio» per celare un occultamento dei due corpi compiuto con tempi e modalità diversi. Intanto difesa e accusa si sfidano in un sottile gioco psicologico: la difesa aspetta di «vedere le carte» realmente in mano all’accusa; l’accusa confida in un «passo falso» della difesa. Nell’attesa la parola d’ordine è: silenzio. Così ieri mattina nel corso dell’interrogatorio di garanzia in Tribunale a Bolzano, Benno si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Abbiamo finito di stampare gli atti che ci hanno messo a disposizione per il fermo alle 11 di sera, non abbiamo avuto modo di confrontarci – spiegano gli avvocati del «sospettato numero uno» (o meglio, dell’unico sospettato) -. Faremo un interrogatorio davanti ai pm tra una decina giorni». Dieci giorni per mettere a punto le contromosse. Obiettivo: limitare i danni. Intanto il gip ha convalidato il fermo con la «piena sussistenza delle esigenze cautelari» (pericolo di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato). Neumair non la farà franca, ma la strategia di dichiararsi «estraneo ai fatti», adesso, sembra l’unica via percorribile, se pur strettissima. Tanto dal rivelarsi, forse, un vicolo cieco. Da giovedì Benno si trova in carcere, dopo che la Procura aveva emesso un’ordinanza di fermo. Il 30enne si era presentato in procura e successivamente era stato trasferito in carcere. Neumair è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere dei genitori, scomparsi il 4 gennaio dalla loro abitazione in via Castel Roncolo 22 a Bolzano. Per i pm ad ammazzarli è stato lui. Il movente? Soldi e frustrazione. All’origine di quasi tutti gli omicidi. Compresi quelli dei propri genitori. Neanche un padre e una madre meritano pietà.


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