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Tiene banco l’argomento vaccini ma, in modo particolare, quello italo-inglese di AstraZeneca approvato dall’Aifa pochi giorni fa, il 30 gennaio. A causa del basso numero di test condotti sulla popolazione più anziana “scarsamente rappresentata“, non si hanno evidenze di quale potrà essere la reale protezione tant’è che l’Aifa stessa ne consiglia l’uso alla fascia d’età 18-55 anni.

Chi è a rischio

Ma quali sono le categorie che dovrebbero evitare la somministrazione con questo tipo di vaccino? Sul documento pubblicato dall’Agenzia del Farmaco si legge che “il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti di età più avanzata che non presentino specifici fattori di rischio“. Diventa implicito, quindi, che non dovranno essere sottoposti alla somministrazione i malati di diabete di qualsiasi tipo, gli obesi nelle forme più gravi, i pazienti cardiopatici e coloro i quali hanno tutte le patologie oncologiche ed ematologiche. Per tutti loro, AstraZeneca non va bene. “In virtù della maggiore robustezza delle evidenze di efficacia si suggerisce un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero nei soggetti anziani e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave“, quindi sempre meglio Pfizer e Moderna.

A chi verrà somministrato

Come riporta il Corriere, si sapeva sin dall’inizio che non sarebbe stato un vaccino per gli anziani a causa dei pochi dati disponibili. Ricordiamo che l’Italia ne ha acquistato 40 milioni di dosi (utili, quindi, per 20 milioni di italiani perché saranno necessarie due inizieioni) e, tolte le categorie citate, si comincierà dagli insegnanti e da tutto il personale scolastico, dai militari e forze dell’ordine. Per la fascia d’eta che ha più di 55 anni, però, bisogna ancora stabilire con esattezza le patologie gravi che ne sconsigliano l’utilizzo e ne discuterà proprio oggi durante l’incontro tra i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza con il commissario all’emergenza Domenico Arcuri.

La distribuzione delle dosi

Il tema all’ordine del giorno sarà anche come distribuire le varie dosi tra le Regioni: fino a questo momento, il parametro di riferimento è stato il numero della popolazione totale in ogni singola Regione (più abitanti hai, più dosi ti dò) ma i governatori della Liguria e del Friuli-Venezia Giulia, Giovanni Toti e Massimo Fedriga, vorrebbero “pesare” il numero delle persone delle singole categorie in lista. E quindi, per adesso, soltanto gli over 80, gli insegnanti, i militari e le forze dell’ordine. La strada imboccata, quindi, sembra quest’ultima almeno fino a quando non inizierà la campagna vaccinale di massa dove entreranno in gioco fattori e variabili più complessi. Una mano d’aiuto dovrebbe essere data anche dalla Protezione civile per evitare concorrenza e soprattutto velocità diverse tra le Regioni e si “corre” anche per un coinvolgimento a tappeto dei medici di famiglia che “avranno un ruolo fondamentale“, come ha affermato il ministro della Salute Roberto. Speranza.

Finalmente, ecco i monoclonali

La lunga giornata del 3 febbraio non è mica finita: finalmente, l’Aifa potrebbe decidere sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali che all’estero vengono ormai utilizzati soprattutto nei casi gravi di Covid con risultati eccellenti (ecco un nostro focus). Il problema è ancora legato ai costi ma il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini, ha recentemente affermato che il “governo ha individuato un fondo per questi farmaci e quindi abbiamo una disponibilità per coprire diverse decine di migliaia di pazienti“. “Monoclonali e vaccino, due armi strategiche che ci consentiranno di sconfiggere il virus“, ha sottolineato quest’oggi anche il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, in un post su Facebook facendo il punto sui nuovi strumenti disponibili nella lotta a Covid-19.


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