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Avrebbe preteso una parte del risarcimento pagato dall’assicurazione alla famiglia di un neonato che aveva subito danni irreversibili alla nascita per colpa dei medici. Ma anche dalla famiglia di una ragazza di 23 anni uccisa in un incidente stradale. Vittime rappresentate in giudizio dalla sua ex moglie avvocato. Non solo, come giudice civile del tribunale di Brindisi, il magistrato Gianmarco Galiano, finito in carcere, avrebbe elargito numerosi incarichi ad amici professionisti, parte di quella che gli investigatori definiscono la sua “cricca”. E avrebbe infine ricevuto denaro da un affermato imprenditore del settore dei surgelati, per sostenere le imprese della sua barca a vela Kemit, facendo risultare che si trattava di sponsorizzazioni per una associazione sportiva.

Con l’accusa di essere al centro di una rete di favori e di scambi che prevedeva un utilizzo distorto della funzione giudiziaria, il giudice Galiano è stato arrestato nell’ambito di una indagine della procura di Potenza che ha portato complessivamente all’arresto di sei persone (tre ai domiciliari). Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Brindisi. In tutto sono 21 gli indagati e tra loro anche altri due magistrati anche se questi, a quanto emerge dal provvedimento restrittivo del gip di Potenza, con ruolo marginale.

Il giudice non avrebbe avuto alcuna remora, stando a ciò che riporta il gip nell’ordinanza “a speculare su tragedie umane con spregiudicata disinvoltura”. Si parla di due giudizi in particolare: una causa del 2007 sulla morte di una ragazza di 23 anni, e una causa riguardante un bambino nato con traumi permanenti per colpa medica. Nel primo caso 300mila euro sarebbero stati messi a disposizione del giudice attraverso il conto intestato alla ex suocera, indagata a piede libero. Nel secondo, circa 150mila euro. La ex moglie, Federica Spina, avvocato, sarebbe stata tra l’altro nominata, a seguito di “minacce” di Galiano, come legale patrocinante. Galiano avrebbe minacciato i genitori del bambino di far togliere loro la potestà sul figlio grazie alle sue conoscenze.
  
   


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