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Al via l’anno giudiziario, cerimonie di inaugurazione presso le Corti d’Appello. Negli interventi il comune tragico denominatore della pandemia.

MILANO – “Nessuna croce manca al nostro cuore”. Con un verso di ‘San Martino del Carso’ di Giuseppe Ungaretti, il presidente facente funzione della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Ondei, ha voluto omaggiare le vittime del Covid durante la sua relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Il fenomeno pandemico ha fatto emergere problematiche giuridiche sia nel settore civile sia in nel settore penale, problematiche con le quali per molto tempo la giustizia dovrà confrontarsi” come “il delicatissimo rapporto tra le libertà fondamentali e inviolabili del cittadino, il potere di ognuno di ‘circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale’, il diritto di riunione e di svolgere attività economica privata” ha detto Ondei nella sua relazione.

“Per Ondei, “lo Stato ha avuto la necessità di limitare queste libertà per la tutela della collettività”, ma la pandemia ha fatto emergere problemi come “il processo telematico e la sospensione dei termini della prescrizione” e “trattazione scritta del processo d’appello”.

C’è stata una “quasi paralisi” dell’attività giudiziaria “dovuta alla pandemia”, ha spiegato il nuovo procuratore generale di Milano, Francesca Nanni, nella sua relazione. In rapporto all’anno precedente, “nel periodo aprile-giugno”, ha sottolineato Nanni, i dati sono “impressionanti”.

Il procuratore generale ha spiegato come “le udienze penali in Corte d’Appello diminuiscono del 73%” mentre quelle davanti alla sezione minori del 33% e che le udienze civili in corte d’Appello del 70%. Solo le udienze davanti al tribunale di sorveglianza, ha aggiunto, sono aumentate del “14%”. Nanni ha infine rimarcato che è “difficile capire quanto tempo servirà per tornare a una situazione normale”.

TORINO – Nel presidente Mattarella “riponiamo le speranze per la sua continua attenzione ai valori costituzionali e alla nostra indipendenza soprattutto quando essa è minacciata, come adesso, dall’esterno, ma anche dall’interno”. Così il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo rivolgendo nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario “un doveroso e deferente saluto” al capo dello Stato.

FIRENZE – “Anche in questa occasione, ancor più che nelle altre precedenti, sento forte l’onore e la responsabilità di vestire e di portare questa toga. Ma qual è il significato di questa toga rossa, che la legge ci impone di indossare in determinate solenni riunioni? La toga è soprattutto un simbolo. Non è mera apparenza, non è un vuoto segno di prestigio o di autorità. È invece il segno esteriore dell’esercizio di una funzione elevata, di professionalità e di indipendenza. Ma, pur consapevole dell’importanza non meramente rituale di questa cerimonia, a fronte della gravità della situazione generale, avrei voluto portare oggi la toga nera, quella che magistrati e avvocati indossiamo tutti i giorni, in memoria e in segno di rispetto per le tantissime vittime di questa terribile pandemia”. Così il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, nel suo intervento durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

Tra le vittime della pandemia da coronavirus, ha precisato Viola, “includo non solo i morti per causa del Covid, ma anche tutti coloro che sono stati colpiti dalla crisi dell’economia, che hanno perso il lavoro, che sono stati ridotti in povertà, i più giovani, coloro che hanno perso la speranza nel futuro”.

“Cosa possiamo fare per aiutare il Paese ad uscire da questa gravissima crisi, da questa tragedia collettiva? Mi permetto di citare Papa Francesco: ‘Il tempo che abbiamo non è per piangerci addosso’. Dobbiamo impegnarci per impedire che tutta questa sofferenza sia avvenuta invano”, ha detto Viola.

ROMA – “Le prospettive di riforma che si sono coltivate in questi ultimi anni nel distretto di Roma si sono incrociate tuttavia, nell’anno che si chiude, con l’annus horribilis della pandemia, che ha messo in crisi sicurezze consolidate, sconvolto le relazioni umane e sociali, reso precarie le garanzie fondamentali, legittimato lo stato di eccezione” ha detto il presidente della Corte di Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, durante la cerimonia.

“La pandemia ha operato, per tutte le istituzioni, come una sorta di cartina di tornasole, ne ha messo in luce arretratezze e modernità, capacità di adattamento e assenza di flessibilità, attitudine alla programmazione e appiattimento burocratico, virtù dirigenziali e insipienze nella cultura organizzativa” ha aggiunto.

A causa dell’emergenza coronavirus nell’ultimo anno nel tribunale penale di Roma si è registrato una “diminuzione delle sentenze” del 40% per il ruolo del giudice monocratico e del 32% del collegiale ha riferito Meliadò.

REGGIO CALABRIA – La pandemia ha “inevitabilmente determinato una forte limitazione dell’attività di udienza in presenza, con conseguente contrazione della giurisdizione, disagi vari, ritardi e accumulo di arretrato che non potranno non condizionare sensibilmente ogni programma futuro”. Così il presidente della Corte di Appello di Reggio Calabria Luciano Egidio Maria Gerardis.

“Paradossalmente – ha aggiunto – nel momento in cui sarebbe stato ancora più necessario affermare i diritti di tutti, la risposta giudiziaria si è maggiormente ridotta proprio nei settori di tutela dei più bisognosi. Eppure, al di là di tali innegabili e gravi ripercussioni negative, l’emergenza ha avuto qualche risvolto positivo che non va disperso in futuro”, fra cui “il costante dialogo di tutti gli operatori della giustizia, magistrati, avvocati, personale giudiziario e sue rappresentanze, per ricercare soluzioni concordate”.

PALERMO – “Questo è un anno determinante. I 222 miliardi del Recovery Plan rappresentano una occasione unica e imperdibile per rilanciare il paese”. Lo ha detto il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Palermo. “Siamo dinnanzi a un bivio della storia – ha aggiunto Scarpinato – E’ una sfida che chiama in causa la responsabilità di tutta la classe dirigente, in tutte le sue articolazioni”.

“Se questa sfida dovesse essere perduta anche a causa del prevalere di interessi particolari, personali e corporativi, sugli interessi generali, e del perpetuarsi dell’applicazione di quote consistenti delle risorse destinate alla ripresa, attuata nelle forme più svariate, anche approfittando dell’affievolirsi di controlli imposti dall’emergenza, ci troveremmo dinnanzi a un fallimento collettivo – ha scandito – In tal caso le future statistiche giudiziarie potrebbero essere lette come la metafora e lo specchio fedele di un paese immobile che galleggia nel presente prigioniero del suo passato”.



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