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Il vicepresidente del Csm David Ermini è intervenuto alla cerimonia per il nuovo anno giudiziario alla Corte d’appello di Roma. Nel suo discorso, il togato ha avuto modo di affrontare anche lo spinoso caso aperto dal libro Il sistema, in cui Alessandro Sallusti racconta la magistratura dietro le quinte con una lunghissima intervista a Luca Palamara. Nel suo discorso, David Ermini ha fatto cenno alle problematiche acuite dalla pandemia e al ruolo ancor più cruciale della magistratura nell’operazione di ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese. Si è però soffermato su quella che dovrà essere la ricostruzione dell’immagine e del ruolo della magistratura dopo lo scandalo Palamara, utilizzando il termine scorie, poco gradito dall’ex presidente dell’Anm: “Credibilità e fiducia nelle istituzioni giudiziarie sono i valori che tutti insieme dobbiamo riaffermare, perché credibilità e fiducia costituiscono l’unità di misura dell’affidamento sociale nell’autonomia e nell’indipendenza della magistratura“.

Il riferimento di David Ermini scivola inevitabilmente al libro di Alessandro Sallusti: “Inutile nascondervi che anche l’anno che abbiamo alle spalle non è stato facile per il Consiglio superiore. Le note e dolorose vicende, le cui scorie ancora circolano in questi giorni, hanno reso evidente una degenerazione correntizia non più sopportabile. Sul Consiglio gravava e grava l’obbligo di dimostrare di saper continuare ad assolvere la funzione di governo autonomo della magistratura attribuitagli dalla Costituzione. Ciò non solo attraverso la serietà e puntualità nell’accertamento delle responsabilità disciplinari (nonché attraverso l’impegno e la continuità del lavoro istituzionale), ma anche (e principalmente) attraverso le modalità di assunzione delle deliberazioni“. In conclusione, il numero due di Palazzo dei Marescialli ha affermato che “grazie alla guida e al sostegno del presidente della Repubblica che mai è mancato, che il Consiglio ha dato questa dimostrazione“.

Le parole di David Ermini non sono passate inosservate e hanno suscitato la reazione di Luca Palamara, che si è concentrato principalmente sulla definizione di scorie: “La reazione del vicepresidente del Csm al mio libro non sembra molto istituzionale in quanto il termine ‘scorie’ mal si addice al settore magistratura. La ricerca della verità dovrebbe interessare tutti noi a meno che qualcuno non pensi che la verità danneggi la propria immagine o i propri interessi personali“. Palamara difende il lavoro di scrittura insieme ad Alessandro Sallusti, che definisce come “un libro di chi ama la magistratura“. L’attacco dell’ex presidente dell’Anm entra poi nel vivo: “Troppo comodo voler nascondere la polvere sotto al tappeto sperando nel capro espiatorio sacrificato sull’altare della mancata riforma della giustizia“.

Luca Palamara non ci sta a essere dipinto come il male di questo sistema: “Le correnti non le ho inventate io, sono stato un protagonista di quel sistema e l’ho descritto in modo vero e trasparente nel mio libro“. In chiusura della sua nota, l’ex presidente dell’Anm torna sul concetto delle scorie: “Chi si erge oggi, fintamente indignato, a giudice di quel sistema proprio dal pulpito nel quale è stato catapultato dal sistema stesso che oggi critica, quanto meno ha problemi di coerenza. A meno che Ermini non pensi che io sia diventato radioattivo solo dopo la sua nomina a vicepresidente del Csm“.


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