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 Dragan Petrovic, giornalista serbo di lungo corso e da tempo prezioso collaboratore dell’Agenzia ANSA, noto nel suo Paese e apprezzato anche in Italia per il suo costante impegno professionale, è morto a Belgrado per le conseguenze del coronavirus.

   Petrovic, che aveva 69 anni, si è spento ieri in un ospedale Covid della capitale serba, dove era ricoverato dal 5 gennaio. Laureato in scienze politiche, già da studente aveva cominciato a lavorare per Radio Belgrado, dove trascorse buona parte della sua attività occupandosi di politica estera, in particolar modo dei Balcani.

   Seguì tra l’altro sul posto i drammatici eventi della rivolta di Bucarest che nel dicembre 1989 segnarono la caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu. Con Radio Belgrado Dragan Petrovic ha vinto tre edizioni del prestigioso Premio Ondas, considerato in Serbia l’Oscar delle trasmissioni radiofoniche.

   All’inizio degli anni Novanta, in dissenso con la politica editoriale durante il governo di Slobodan Milosevic, Petrovic fu costretto a lasciare Radio Belgrado insieme a gran parte degli altri giornalisti dell’emittente. Da allora cominciò il suo lungo rapporto con l’ANSA, restando per 30 anni un pilastro dell’ufficio di corrispondenza a Belgrado.

Seguì da vicino le guerre balcaniche con la disintegrazione della Jugoslavia e memorabili restano le sue testimonianze dalla capitale serba sotto i bombardamenti della Nato nella primavera 1999, che portarono alla fine della guerra del Kosovo. Appassionato di musica lirica, Dragan Petrovic era innamorato dell’Italia, dove tornava appena poteva. 


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