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Roma, 29 gen. (Adnkronos)

Facebook, Instagram, WhatsApp, Youtube, Twitch e Twitter dovranno spiegare all’Autorità sammarinese per la Protezione dei Dati Personali quali siano i meccanismi implementati per verificare che gli utenti abbiano davvero superato i 13 anni, ovvero stiano rispettando il requisito del limite di età stabilito per aderire al social network e per fruirne dei relativi servizi.

Dopo il tragico evento della morte della ragazzina di Palermo, l’iniziativa è stata appena annunciata da due componenti dell’Authority di San Marino, il generale Umberto Rapetto, già comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, ora vicepresidente del Garante nella piccola Repubblica, e l’avvocata Patrizia Gigante, impegnata a Rimini, Milano e Torino, durante il convegno del Data Protection Day in corso.

Dopo i provvedimenti del Garante italiano per la Privacy nei confronti di TikTok, adesso a chiedere conto del loro operato ai social network e le piattaforme di intrattenimento multimediale è l’analoga struttura della Repubblica di San Marino a bussare virtualmente alla porta dei colossi di Internet.

Non si tratta di un intervento episodico -spiegano in una nota dall’Autorità sammarinese per la Protezione dei Dati Personali- ma di “un’azione strutturata in modo dettagliato per analizzare i trattamenti dei dati personali raccolti da parte degli ambienti virtuali, che fanno capo a Facebook, Google, Amazon e Twitter. La ‘terra della libertà’ diventa così ‘avamposto dei diritti’ e la mossa della Repubblica di San Marino si prospetta come una manovra efficace per “fotografare la situazione e adottare iniziative per la salvaguardia della riservatezza di chi naviga online e per la difesa dei più giovani, che spesso approdano in contesti non idonei alla loro età o alla loro fragilità psicologica”.

“L’azione sistematica -sottolinea in particolare il generale Rapetto- tiene conto della transnazionalità delle operazioni di trattamento dei dati effettuate su Internet dai colossi dei siti di aggregazione sociale e dai portali che erogano filmati e dirette video. Realtà che attraggono i giovanissimi e anche i più piccoli che -fuori dal controllo dei genitori- si muovono con eccessiva disinvoltura nella giungla della Rete”.

“L’accertamento sarà rigoroso sotto il profilo giuridico e tecnico -aggiunge l’avvocata Gigante- e trova radice nell’ordinamento comunitario (il Regolamento Europeo in materia di privacy o Gdpr) e nella disciplina federale statunitense (il Children’s Online Privacy Protection Act o Coppa). La legge americana, ad esempio, prescrive che nessuna persona giuridica (tranne gli enti pubblici) possa raccogliere dati relativi a minori di 13 anni”.

“Il Coppa -precisa quindi Rapetto- prevede, tra l’altro, il preavviso di trattamento ai genitori, il consenso degli stessi (che deve essere dimostrabile a richiesta), nonché l’obbligo di adottare misure di sicurezza e il divieto di sollecitare dati non necessari al trattamento”.

Toccherà ora a Facebook (per Facebook, Instagram e WhatsApp), a Google (per Youtube), Amazon (per il sempre più diffuso Twitch) e Twitter riferire come identificano gli utenti, come verificano concretamente il rispetto del requisito dell’età, quali siano i controlli sulla validità e sulla regolarità dei dati e degli eventuali documenti ‘esibiti’ da chi si iscrive, quali dinamiche -in caso di minori- riscontrino il consenso dei genitori.

Occorre sapere anche quali dati non necessari per l’erogazione del servizio (ma estremamente ghiotti sotto il profilo commerciale) immagazzinino, utilizzino direttamente e condividano i social con soggetti terzi.


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