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Roma, 28 gen. (Adnkronos/Labitalia)

“Nelle precedenti consiliature si erano chiusi i rapporti con Mincione. E’ stato nella scorsa consiliatura che sono stati ripresi, ci sono stati degli incontri non chiari e non motivati dell’allora presidente e del vicepresidente e poi c’è stata una discussione dentro l’Sgr di cui Enasarco è cliente per cercare di fare investimenti con Mincione. E tutto questo è avvenuto senza che ci fosse una discussione in Consiglio di amministrazione. Quindi fa bene Marzolla, è giusto che renda trasparente tutto quello che è avvenuto nella passata consiliatura”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Bruno Boco, segretario generale del sindacato Uiltucs e già consigliere di amministrazione di Enasarco nella scorsa consiliatura, commenta le ultime indiscrezioni del settimanale ‘L’Espresso’ sulla vicenda che vede coinvolti Enasarco e il finanziere Raffaele Mincione, al centro dello scandalo finanziario in Vaticano per la compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra.

Al settimanale il neo-presidente di Enasarco Antonello Marzolla ha dichiarato “la piena disponibilità e collaborazione di Enasarco in discontinuità col recente passato che ha visto intersezioni poco chiare che hanno determinato vantaggi non per i nostri associati ma per qualcuno che ha pensato che il nostro ente fosse un bancomat per operazioni speculative distanti anni luce dalla nostra missione”. Una posizione, quella di Marzolla, condivisa pienamente da Boco, che oggi non è più in consiglio di amministrazione.

Nelle ultime vicende di Enasarco, secondo Boco, il ministero del Lavoro, ente vigilante, non ha svolto al meglio il suo ruolo, a partire dalla ‘querelle’ sulle elezioni, rinviate lo scorso 26 marzo dal cda, ‘impugnate’ dal ministero, poi sconfessato dal Tar che ha dato ragione all’Ente. “Mi risulta che c’è la rotazione dei dirigenti -spiega- e ho letto che il ministero non avrebbe rispettato queste procedure nel caso della direttrice Concetta Ferrari. Ma quello che è strano è tutta la vicenda che riguarda le delibere del consiglio di amministrazione di Enasarco quando rinviò, sulla base di una norma di legge, le elezioni”.

“C’è stato un atteggiamento francamente incomprensibile da parte del ministero del Lavoro, tanto è vero che poi al Tar c’è stata un’ordinanza che ha annullato tutti gli atti ministeriali. E si è quindi reso legittimo tutto ciò che ha fatto il cda. Un atteggiamento del ministero, e anche della direttrice, quantomeno strano”, aggiunge ancora Boco, che è stato anche alla guida di Enasarco per due consiliature negli anni precedenti.

“Non si capisce perché Enasarco, come già fatto anche da altre casse di previdenza, non poteva -insiste ancora Boco- applicare una legge dello Stato. Che appunto prevedeva la possibilità di rinviare e i motivi c’erano tutti, visto che stiamo parlando del periodo di lockdown in cui tutte le attività erano bloccate, non c’erano le condizioni per votare e i ritardi postali non permettevano l’invio in cartaceo di 15mila lettere per gli agenti di commercio che non hanno la pec. E quindi c’era il rischio che queste persone non potessero partecipare alle elezioni nonostante il voto fosse on line”, insiste ancora Boco.

L’auspicio, per Boco, è che con il nuovo cda il vento cambi in Enasarco. “Il risultato che si è ottenuto con l’elezione del cda -spiega- ha portato all’elezione di un buon presidente, con cui ho lavorato bene negli anni, e di due persone qualificate che ricoprono la carica di vicepresidenti come rappresentati delle case mandanti”. “Il mio auspicio è che si trovi una buona modalità di convivenza tra tutti i consiglieri di amministrazione perché tutti devono avere presente che ognuno di loro ha l’obbligo e la responsabilità di amministrare al meglio l’ente. Non esiste discorso di maggioranza e opposizione, ma di pronunciarsi sul merito della cose che vengono presentate, c’è il dovere di amministrare bene l’ente nell’interesse degli iscritti”, conclude Boco.


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