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Roma, 22 gen. (Adnkronos) –

“Si dovrebbero muovere i governi e addirittura le Nazioni Unite, ove mai ne fossero capaci: occorre intervenire, non basta più solo denunciare questa ricaduta sociale e psicologica degli strumenti tecnologici di comunicazione, che specie negli individui più giovani, come nel caso della bambina di Palermo ancora in età prepuberale, fanno venir meno la distinzione precisa fra realtà reale e virtuale, fra rischio e simulazione, inducendo ad agire senza pensare”. E l’allarme che lancia all’AdnKronos il decano dei sociologi italiani Franco Ferrarotti.

“Specie nelle sfide fra coetanei come il ‘blackout challenge’ che presuppone una sfida a chi resiste per più tempo, si cancella la linea che separa la vita dalla morte – avverte il sociologo – Il torrente di comunicazioni che oggi investe i giovani, l’abbondanza degli stimoli digitali, sono tutti fattori di deconcentrazione che tolgono senso ai rapporti reali e alla percezione della realtà: è pericolosissimo, non solo dal punto di vista della mancanza di concentrazione ma anche di riflessione, di senso critico”.

Internet “è una macchina meravigliosa ma al tempo stesso stupida e non tutti i ‘piloti’ di questa macchina, specie se adolescenti, sono consapevoli dei suoi effetti, psicologici e sociali, che possono essere anche molto negativi e dannosi. Purtroppo – lamenta Ferrarotti – oramai si vive nell’immediato, nel ‘hic et nunc’ ovvero ‘qui e ora’, senza interesse per il passato, incapaci di capire il presente e di progettare il futuro. Questi mezzi creano uno stato generale di emotività, per cui l’emozione vince sempre sul ragionamento”.

“Attenzione – avverte il sociologo Franco Ferrarotti – non stiamo facendo filosofia spicciola: qui si tratta di agire prima di pensare, il che è sempre molto pericoloso, per se stessi e per gli altri. Da qui nasce il rischio, psicologico e anche sociale. Le famiglie, specie se i genitori sono di un paio di generazioni fa, non riescono a comprendere appieno la pericolosità di questi nuovi mezzi di comunicazione, perché non li conoscono fino in fondo come i loro figli anche giovanissimi, che invece ne sottovalutano i rischi di dipendenza”.

Così, “prevale il concetto che i videogiochi siano utili per tenere buoni i bambini, come una volta si faceva piazzandoli davanti alla televisione… E non ci si rende conto delle conseguenze, ignorate dai genitori e sottovalutate dai figli, cui tanti minori vanno incontro. Nulla in via di principio contro la tecnica e ai suoi progressi, ovviamente; ma non si può rinunciare a intervenire sui danni che provoca”, riflette Ferrarotti.

“Del resto, i potentati industriali economici e finanziari che producono questi mezzi elettronici e digitali sono poche multinazionali con bilanci spesso superiori a quelli di uno Stato e con un potere superiore a quello dei singoli governi. Abbiamo affidato e riconosciuto all’innovazione tecnologica il valore-guida della società, lasciandola libera anziché governarla: un principio che costituisce un errore madornale, tremendo, di cui paghiamo ora tutte le conseguenze psicologiche e sociali”, conclude il sociologo. (di Enzo Bonaiuto)


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